L’AGRICOLTURA SOCIALE IN ITALIA. OPPORTUNITÀ E SFIDE PER IL PROSSIMO PERIODO DI PROGRAMMAZIONE

Dopo lo sviluppo spontaneo degli ultimi anni, la programmazione 2014-2020 pone le basi per una strategia  dell’offerta di servizi alla comunità, con un raggio d’azione allargato alle aree urbane  

Nei recenti documenti UE per lo sviluppo rurale e nell’accordo di partenariato in via di definizione l’agricoltura sociale trova uno spazio interessante come strumento per lo sviluppo delle aree urbane e come opportunità per la realizzazione di interventi di inclusione sociale e servizi alla popolazione. Di questo tema si parla ormai da qualche anno, con sempre maggiore interesse e curiosità da parte di operatori agricoli e socio-sanitari, ricercatori, amministratori e decisori politici.

L’attenzione è dovuta da una parte alla scarsità di risorse e alla necessità di trovare nuove risposte ai bisogni espressi da una società in continua evoluzione; dall’altra dall’emersione di esperienze e pratiche che si rivelano efficaci da più punti di vista e catalizzano l’attenzione di tante persone.
L’agricoltura sociale, infatti, è costituita da quell’insieme di pratiche realizzate utilizzando le risorse  dell’agricoltura, oltre che per produrre  alimenti e altri prodotti agricoli, anche per includere a livello sociale e lavorativo persone che vivono situazioni di particolare disagio. Si tratta di persone che hanno un handicap o un problema psichiatrico, oppure problemi di dipendenza da alcool o droga, o ancora provengono da percorsi di detenzione o disagio sociale.
L’agricoltura sociale offre un contesto ideale anche per fornire servizi di tipo educativo, formativo, ricreativo o attività di co-terapia in collaborazione con i servizi socio-sanitari locali.
Per realizzare tutte queste attività, imprese agricole, cooperative sociali, associazioni, comuni e aziende sanitarie progettano e realizzano insieme  iniziative facendo ricorso, laddove possibile, a forme di finanziamento pubblico. In quasi tutti i Psr che si stanno chiudendo, ad esempio, sono presenti misure per l’avvio di attività sociali e di servizi all’interno delle imprese agricole e misure per l’informazione e la formazione degli addetti in questo campo.
La misura che più è stata utilizzata è la 311(diversificazione in attività non agricole), mentre in misura minore sono state utilizzate la 321 (servizi essenziali per l’economia e la popolazione rurale) e la 331 (formazione ed informazione). In qualche esperienza, però, sono state utilizzate anche altre Misure, come nel caso interessante de  “La semente”,  un centro socio-riabilitativo a Spello, in Umbria, che ha realizzato la struttura con il contributo della Misura 413 (Qualità della vita) e sta realizzando gli orti biologici con la Misura 124 (Cooperazione per lo sviluppo di nuovi prodotti).
Leggi di riferimento
Non esiste una legge nazionale sull’agricoltura sociale. Così, per le attività di inserimento socio-lavorativo, si fa riferimento alla legge n. 328/…… Altre norme dell’ambito socio-sanitario consentono lo svolgimento di particolari attività anche in agricoltura.  La Commissione agricoltura della Camera dei deputati ha avviato nel dicembre 2011 un’indagine conoscitiva sull’AS coinvolgendo rappresentanti delle realtà operative, dell’associazionismo, delle organizzazioni professionali e della ricerca, che ha portato alla redazione di un  documento licenziato nel luglio 2012.
Secondo la Commissione è necessario dotare l’AS di un quadro di riferimento legislativo a livello nazionale, con l’obiettivo di individuare i principi regolatori dell’attività e costruire una cornice di riferimento per la legislazione regionale, oltre a coordinare il complesso delle politiche e delle competenze interessate. A partire da queste considerazioni, è stato redatto anche un disegno di legge che dovrebbe fornire un riconoscimento a tutte le realtà che già operano in questo campo: imprese agricole, prevalentemente orientate alla produzione e al mercato, soggetti del terzo settore (che a sua volta ricomprende una varietà di figure), altre realtà operative, spesso caratterizzate da una collaborazione tra differenti soggetti. Sedi e regole basilari di coordinamento dovrebbero, inoltre, consentire di superare i problemi e le rigidità derivanti dall’impostazione settoriale delle politiche agricole, socio-assistenziali, educative e del lavoro.
Molto spesso, in mancanza di riferimenti legislativi espliciti, a livello locale i diversi soggetti coinvolti nelle attività di agricoltura sociale hanno realizzato protocolli di intesa, accordi, convenzioni, in modo da regolare la materia  e coordinare le azioni. Già da qualche anno a livello regionale la necessità di una legge è stata messa in evidenza. Alcune regioni hanno ricondotto le attività di AS al quadro degli interventi possibili nell’ambito dell’agriturismo, come è il caso di Lazio (l.r. 14/2006) ed Emilia Romagna (l.r. 4/2009) o delle fattorie didattiche, come in Friuli Venezia Giulia (l.r. 25/2007); in altri casi, in un tentativo di normare la complessa situazione dell’agricoltura regionale, le amministrazioni hanno fatto riferimento ad ambiti più articolati, come è il caso della regione Marche con la legge sulla multifunzionalità dell’agricoltura (l.r. 21/2011).
La Calabria, con la legge regionale n. 14/2009 “Nuova disciplina per l’esercizio dell’attività agrituristica, didattica e sociale nelle aziende agricole” è la prima regione ad aver legiferato più nello specifico sull’AS.
Ma la prima legge regionale esclusivamente finalizzata alla promozione dell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate in ambito agricolo e alla fornitura di servizi sociali innovativi nelle aree rurali è quella della Regione Toscana (l.r. 24/2010). Anche la Regione Abruzzo  (l.r. 18/2011) e la Campania (l.r. 22/2012) hanno approvato una legge in materia di agricoltura sociale. L’ultima regione ad aver approvato una legge è il Veneto con la l.r. 14/2013, che promuove l’AS come “aspetto della multifunzionalità delle attività agricole, per ampliare e consolidare la gamma delle opportunità di occupazione e di reddito, nonché quale risorsa per l’integrazione in ambito agricolo di pratiche rivolte all’offerta di servizi finalizzati all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale di soggetti svantaggiati, all’abilitazione e riabilitazione di persone con disabilità, alla realizzazione di attività educative, assistenziali e formative di supporto alle famiglie e alle istituzioni”.
L’agricoltura sociale nelle politiche pubbliche
Per la prossima programmazione, come detto, si prevede un più ampio spazio per l’agricoltura sociale, anche in considerazione degli importanti obiettivi che la UE ha consegnato a questo periodo di intervento. Per il 2020, infatti, occorre costruire un’Europa intelligente, sostenibile e inclusiva; riduzione della povertà, inclusione,  sostenibilità sociale e ambientale; inoltre, sono nei documenti europei costantemente coniugati con il tema della competitività.
Pe recepire tali indicazioni, l’Accordo di partenariato redatto dal Dipartimento per le politiche di sviluppo e la coesione economica (Ministero dello Sviluppo Economico) – attualmente in fase di modifica a seguito delle indicazioni della Commissione europea – individua lo spazio per l’agricoltura sociale in tre obiettivi tematici (OT).
Nell’Obiettivo tematico 3 (Promuovere la competitività delle piccole e medie imprese, il settore agricolo e il settore della Pesca e dell’acquacoltura) si prevedono azioni finalizzate all’aumento delle attività economiche profit e non profit a contenuto sociale e delle attività di agricoltura sociale, con  l’impiego dei fondi FESR e FEASR.
L’Obiettivo tematico 8 (Promuovere l’occupazione sostenibile e di qualità e sostenere la mobilità dei lavoratori) prevede invece azioni per l’inserimento lavorativo e l’occupazione dei soggetti svantaggiati e delle persone con disabilità con l’utilizzo delle risorse del FSE.
L’Obiettivo tematico 9 (Promuovere l’inclusione sociale e combattere la povertà e ogni forma di discriminazione), infine, prevede la promozione dell’imprenditorialità sociale e dell’integrazione professionale nelle imprese sociali e dell’economia sociale e solidale, al fine di facilitare l’accesso all’occupazione; il risultato di tali azioni, che utilizzeranno prevalentemente le risorse del FSE, dovrà essere l’aumento delle attività economiche (profit e non-profit) a contenuto sociale e delle attività di agricoltura sociale.
Che cosa è possibile fare in concreto? Per discutere e confrontarsi su questo tema, la Rete rurale nazionale ha realizzato lo scorso 10 marzo un seminario presso la sede del Mipaaf a Roma (i materiali sono disponibili sul sito www.reterurale.it), al quale hanno partecipato rappresentanti delle regioni, delle realtà operative, delle associazioni e delle organizzazioni professionali. È emersa una grande varietà di interventi possibili sia verso la diversificazione delle attività agricole (servizi specifici per bambini, anziani, persone in difficoltà) sia verso la multifunzionalità (inclusione socio-lavorativa).
Gli strumenti a disposizione sono infatti molti. Ad esempio, l’Articolo 19 (Sviluppo delle aziende agricole e delle imprese) permette investimenti per la creazione e lo sviluppo di attività extra agricole, in cui sicuramente trovano spazio le azioni di agricoltura sociale. L’Articolo 35 (Cooperazione), tra le altre cose, riguarda anche la diversificazione in attività riguardanti l’assistenza sanitaria, l’integrazione sociale, l’agricoltura sostenuta dalla comunità e l’educazione ambientale e alimentare. Gli Articoli 14 (Formazione) e 15 e (Consulenza), infine, possono garantire la  progettazione e realizzazione di interventi per la diffusione delle pratiche di agricoltura sociale e la formazione degli operatori e per la consulenza alle imprese e agli altri soggetti che sono interessati a intraprendere questi percorsi di sviluppo.
Lo spazio per l’attività in questa programmazione non è vincolato a specifiche aree di intervento, come nella passata programmazione, che escludeva il sostegno alle attività di diversificazione nelle aree periurbane ed urbane. Ciò permetterà la realizzazione di servizi anche in queste aree, in cui è forte il bisogno di soluzioni innovative alle tante esigenze cui le città non riescono a rispondere.
Inoltre, come messo in evidenza da molti, le aree urbane costituiscono oggi un importante volano per lo sviluppo dell’agricoltura, a patto che questa sia in grado di leggere le richieste dei cittadini sia per quanto riguarda la qualità dei prodotti sia per quanto riguarda gli altri servizi e le funzioni diverse (altre cosiddette esternalità positive) che l’agricoltura può offrire.
Per poter realizzare tutto questo, però, è necessario costruire e rafforzare le sinergie tra le diverse amministrazioni, fin dalla fase di programmazione dei PSR e dei POR, sia a livello nazionale, con indicazioni, materiali e azioni di studio e animazione; sia a livello regionale, con l’ideazione di percorsi nuovi e articolati, pensati e realizzati con la collaborazione dei diversi soggetti che sul territorio promuovono l’agricoltura sociale. È infatti fondamentale che le attività siano pensate insieme ai portatori di interesse, con un’attenta analisi dei bisogni e favorendo da subito la costituzione di partenariati e aggregazioni di più soggetti, agricoli e non, anche per evitare di progettare interventi che poi non trovano riscontro sul territorio.
Nei prossimi mesi, poi, sarà fondamentale un’azione di animazione per fare in modo che le diverse realtà operative si incontrino e si scambino esperienze ed opinioni in modo da individuare le possibili sinergie e sviluppare progetti complessi e articolati che rispondano alle esigenze locali, siano socialmente ed economicamente sostenibili e utilizzino con intelligenza le risorse a disposizione.
Perché le attività siano in grado di produrre effetti positivi non solo per i singoli che vengono coinvolti ma per tutta la comunità locale e il territorio è, infine, necessario fare un attento monitoraggio delle azioni e una valutazione delle attività che tenga conto sia degli aspetti micro (ad esempio quanto avviene nella singola azienda o il percorso della singola persona) sia degli aspetti meso (il conteso locale) e macro (come cambia la nostra agricoltura e il nostro sistema di welfare).
Un ragionamento più complessivo, quando si cerca di cambiare il modo di lavorare in un settore di intervento, è infatti fondamentale e consente di scongiurare il rischio di disperdere energie, non considerare tutti i fattori in campo, sottovalutare le pratiche innovative che, invece, potrebbero offrire indicazioni utili anche per il futuro.

scarica doc. intero

AS_Italia_prossima_programmazione_corretto

Francesca Giaré

1 Comments to “L’AGRICOLTURA SOCIALE IN ITALIA. OPPORTUNITÀ E SFIDE PER IL PROSSIMO PERIODO DI PROGRAMMAZIONE”

  1. nicola pellegrino ha detto:

    vorrei essere informato su progetti e finanziamenti per agricoltura sociale essendo un piccolo agricoltore in fase di iscrizione all’albo regionale

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