Dipendente di un supermercato mangia un crocchè e viene licenziato, l'azienda gli deve un risarcimento stellare

Un dipendente con 16 anni di servizio impeccabile viene licenziato per essersi mangiato un crocchè destinato alla spazzatura. Potrebbe sembrare la trama di un episodio surreale, ma è successo realmente in Spagna, coinvolgendo Mercadona, una delle cinque catene di supermercati più popolari nel Paese iberico. La storia, che ha suscitato clamore, si è conclusa con una sentenza che ha stabilito un risarcimento record per il lavoratore. Ma come si è arrivati a questo epilogo? Scopriamolo insieme.

Tutto ha avuto inizio in una filiale di Mercadona a Toledo. Era un venerdì sera, l’8 luglio 2023, quando i dipendenti stavano sistemando il reparto dei piatti pronti prima della chiusura. Tra le pietanze destinate alla spazzatura, un lavoratore ha deciso di prendere un crocché (in spagnolo croqueta) da un contenitore e mangiarlo. Il lunedì successivo, la coordinatrice del negozio ha interrogato l’uomo sull’accaduto. Con una sincerità disarmante, il dipendente ha ammesso di aver preso e consumato una singola crocchetta che sarebbe stata buttata via. Una confessione che gli è costata cara.

Nonostante un curriculum impeccabile in 16 anni di servizio, il dipendente è stato licenziato con effetto immediato per "condotta gravemente scorretta". L’azienda ha dichiarato che il gesto violava il regolamento interno, il quale proibisce ai dipendenti di consumare prodotti senza previa autorizzazione e pagamento, anche se questi sono destinati alla distruzione. Mercadona, per di più, ha sostenuto che il lavoratore avrebbe consumato l’intero blister di crocché, dal valore di 4,20 euro. Ma la verità era ben diversa.

Una sentenza che ribalta la situazione

Il lavoratore, ritenendo il provvedimento sproporzionato, ha portato la questione in tribunale. La disputa è arrivata fino al Tribunale Superiore di Giustizia (TSJ) della Castilla-La Mancha, che ha emesso una sentenza chiave lo scorso ottobre. Secondo i giudici, licenziare un dipendente per una crocchetta rappresenta una misura "eccessiva e sproporzionata". Il TSJ ha sottolineato che la croqueta in questione non aveva più valore commerciale, essendo destinata alla spazzatura. Inoltre, le testimonianze dei colleghi hanno confermato che l’uomo aveva consumato solo una crocchetta e non un intero blister, come invece sostenuto dall’azienda. I magistrati hanno anche evidenziato che altri dipendenti avevano occasionalmente consumato prodotti destinati al macero senza conseguenze disciplinari gravi, se non qualche semplice richiamo verbale.

Le croquetas sono un tipo di tapas popolarissimo in Spagna: il dipendente ne ha mangiata una che sarebbe finita nella spazzatura a fine turno.
Le croquetas sono un tipo di tapas popolarissimo in Spagna: il dipendente ne ha mangiata una che sarebbe finita nella spazzatura a fine turno.

Un risarcimento da record per una crocchetta

Secondo la sentenza, il licenziamento è stato dichiarato illegittimo. Mercadona ora deve scegliere tra due opzioni: reintegrare il dipendente nel suo ruolo o pagare un’indennità di 40.000 euro. Secondo quanto riportato da fonti vicine all’azienda, la catena spagnola ha optato per il pagamento dell’indennizzo, evitando il reintegro del lavoratore. Un risarcimento che rende quel crocché il più costoso della storia recente.

La storia del "crocché più caro del mondo" mette in luce un aspetto cruciale del mondo del lavoro: l’importanza della proporzionalità nelle sanzioni disciplinari. Secondo il Tribunale, un singolo atto isolato e di valore economico insignificante non può giustificare il licenziamento di un dipendente con anni di servizio impeccabile alle spalle. I giudici hanno anche ribadito che, una volta destinato al macero, un prodotto perde il suo valore commerciale e non può essere considerato oggetto di furto o malversazione.

Questa vicenda, sebbene ambientata in Spagna, trova eco anche in Italia, dove situazioni simili potrebbero sollevare questioni legali e morali. Un equilibrio tra il rispetto delle regole aziendali e la tutela dei diritti dei lavoratori resta essenziale per garantire un clima lavorativo sereno e rispettoso.

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