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L'INPS ha pubblicato due circolari fondamentali nei primi giorni di aprile 2026, ridisegnando in modo significativo il panorama previdenziale italiano. Da un lato la tutela per chi rischia di restare senza reddito a causa dell'aumento dei requisiti pensionistici, dall'altro l'apertura delle domande per Quota 97,6, la misura che consente ai lavoratori usuranti di andare in pensione prima dei 62 anni. Ecco tutto quello che c'è da sapere.
Pensioni 2026: requisiti in aumento per effetto dell’aspettativa di vita
La legge di bilancio 2026 ha introdotto un adeguamento progressivo dei requisiti pensionistici legato all'aumento dell'aspettativa di vita. Il meccanismo prevede uno slittamento di un mese nel 2027 e di due mesi cumulativi nel 2028, un cambiamento apparentemente marginale ma che, nella pratica, può spostare in avanti la data di pensionamento per migliaia di lavoratori. Si tratta di una misura strutturale che l'Italia ha già sperimentato in passato, e che torna a fare discutere soprattutto tra chi ha già sottoscritto accordi di uscita anticipata con le proprie aziende.
Il problema è semplice: chi ha firmato uno scivolo pensionistico di quattro o sette anni calcolando una certa data di accesso alla pensione, ora rischia di ritrovarsi con un buco reddituale. Il lavoro finisce, l'assegno ponte si esaurisce, ma la pensione non arriva ancora. È esattamente il fantasma degli esodati storici, e l'INPS ha voluto chiudere questa porta prima che si riaprisse.
Circolare INPS n. 41/2026: stop agli esodati, proroga degli assegni ponte
La circolare n. 41 del 3 aprile 2026, emanata dall'INPS in coordinamento con il Ministero del Lavoro, è lo strumento tecnico con cui si evita che l'aumento dei requisiti crei nuove vittime previdenziali. La soluzione adottata è quella di prolungare, per il periodo strettamente necessario, tre strumenti già esistenti: gli assegni straordinari, le isopensioni e le indennità di espansione contrattuale. Non si tratta di nuove misure, ma di una proroga mirata che copre esattamente il delta temporale creato dallo slittamento dei requisiti.
Sono tutelati in particolare i lavoratori che hanno cessato il rapporto di lavoro entro il 31 gennaio 2026 oppure quelli che vedono la propria finestra pensionistica slittare per effetto delle nuove norme. La protezione vale anche per i dipendenti pubblici, spesso dimenticati in questi passaggi normativi. L'INPS ha in questo modo "sanato" una situazione che stava diventando esplosiva, garantendo continuità di reddito a chi aveva pianificato l'uscita dal mercato del lavoro in buona fede.
Quota 97,6: al via le domande per lavori usuranti, scadenza 1° maggio 2026
Dal 4 aprile 2026 è possibile presentare domanda per accedere a Quota 97,6, la misura di pensione anticipata riservata a chi svolge o ha svolto lavori usuranti. Il meccanismo si basa sulla somma tra età anagrafica e anni di contributi versati, che deve raggiungere appunto quota 97,6. In alcuni casi, questo consente di andare in pensione già a 61 anni e 7 mesi, ben prima della soglia ordinaria.
I requisiti variano in base alla categoria di lavoro usurante riconosciuta, e la circolare INPS pubblicata contestualmente fornisce tutti i dettagli operativi per la compilazione della domanda. La scadenza è fissata al 1° maggio 2026: chi rientra nei criteri e non presenta la domanda entro quella data rischia di dover aspettare la finestra successiva. Un termine ravvicinato che richiede di muoversi subito, senza rimandare.
- Assegni straordinari: prolungati per coprire lo slittamento dei requisiti nel 2027 e 2028.
- Isopensioni: estese ai lavoratori con accordi preesistenti all'aumento dei requisiti.
- Indennità di espansione: garantite anche ai dipendenti pubblici coinvolti dallo slittamento.
- Quota 97,6: domande aperte dal 4 aprile, scadenza 1° maggio 2026, per lavori usuranti.
Cosa cambia davvero per i lavoratori italiani nel 2027 e 2028
Al netto delle misure straordinarie, il quadro che emerge per i prossimi due anni è quello di un sistema previdenziale che continua a spostarsi lentamente verso requisiti più elevati. Chi è lontano dalla pensione ha tempo per adeguare i propri piani, ma chi si trova nella zona grigia tra lavoro e quiescenza deve agire con attenzione. Le circolari INPS rappresentano una bussola importante, ma la situazione personale di ciascun lavoratore può variare enormemente in base alla categoria di appartenenza, agli accordi aziendali sottoscritti e alla tipologia di pensione a cui si aspira. Il consiglio, più che mai attuale, è quello di consultare il proprio patronato di riferimento o verificare direttamente sul portale INPS la propria posizione contributiva aggiornata.
