Su RaiPlay c'è un film italiano che è stato troppo sottovalutato e, ancora oggi, è poco conosciuto: un vero gioiellino da riscoprire.
Sole è uno di quei film che non cercano lo sguardo dello spettatore, ma lo aspettano. Carlo Sironi firma nel 2019 un’opera prima rigorosa e spoglia, capace di farsi notare senza alzare mai la voce. Al centro c’è una maternità comprata e una paternità inventata, immerse in una periferia romana che sembra fuori dal tempo, svuotata di coordinate morali e sociali. Una coproduzione Italia-Polonia che ha saputo imporsi come uno dei titoli più interessanti del nuovo cinema italiano, spesso accostato a un immaginario neopasoliniano e al realismo etico dei fratelli Dardenne.
Il film italiano sottovalutato su RaiPlay: un vero gioiellino da scoprire
La storia inizia con Ermanno, un ragazzo dal carattere chiuso e atipico. Il giovane trascorre intere giornate tra slot machine, reati e totale mancanza di prospettive. L'unico legame che ha è quello con suo zio, una figura del film abbastanza ambigua che gli propone un accordo discutibile dal punto di vista morale. C'è poi Lena, una giovane polacca incinta che è pronta a dare la bambina che ha in grembo a una coppia italiana che non può avere figli. La soluzione passa da una finta adozione in famiglia, nella quale Ermanno proverà a fingersi il padre. In questo modo i due andranno a convivere fino a quando Lena non arriverà al parto. La nascita prematura della piccola rompe l'equilibrio iniziale del piano e apre uno spazio emotivo del tutto imprevisto. I loro obiettivi iniziali iniziano a sfumare.

Il regista Sironi fa in modo che emerga il tema delle false adozioni e del mercato opaco che può circondare il desiderio di un figlio. Non c'è nessuna didascalia, ma preferisce suggerire piuttosto che spiegare. Una regia essenziale, fatta di camera fissa e dialoghi spesso ridotti al minimo. Un'altra particolarità riguarda la colonna sonora che è quasi assente. L'attenzione è principalmente rivolta a volti e gesti con approccio che richiama Bresso, Ozu e il cinema dei Dardenne.
Il cast contribuisce in modo decisivo a questa autenticità. Claudio Segaluscio, attore non professionista, costruisce un Ermanno trattenuto e opaco, mentre Sandra Drzymalska dà a Lena una complessità fatta di durezza e fragilità. Barbara Ronchi e Bruno Buzzi completano il quadro nel ruolo della coppia adottiva, con un breve intervento significativo di Vitaliano Trevisan. Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti, Sole ha ricevuto un’accoglienza critica molto positiva. Molti lo hanno definito uno dei migliori film italiani dell’anno, lodandone la coerenza formale e la capacità di affrontare temi sociali senza retorica. Un film che resta addosso, proprio perché sceglie di sottrarre invece di spiegare.
