"Una mela al giorno toglie il medico di torno". Giusto? Il consumo (senza eccessi) di frutta è suggerito da moltissimi medici e nutrizionisti, ma c'è qualcosa a cui prestare attenzione: i pesticidi.
Nessuno vuole ingerire pesticidi. Eppure, nella frutta che ognuno di noi consuma giornalmente, ce ne sono in abbondanza. Non lo diciamo noi ma un report annuale di Legambiente, intitolato "Stop pesticidi nel piatto". L'ultima edizione è stata pubblicata lo scorso 11 dicembre dall'Associazione di Promozione Sociale. Nell'anteprima leggiamo che i residui di fitofarmaci negli alimenti mostra un "quadro ancora contraddittorio" che, secondo gli esperti, è "lontano dalle promesse di un'agricoltura davvero sicura e sostenibile". Come negli anni scorsi, la frutta è il comparto più problematico: ben tre campioni su quattro (il 75.5%) contengono multiresiduo.
In generale, nell'agricoltura convenzionale, è emerso che il 47.6% dei campioni contiene pesticidi; il 30% "più sostanze insieme", per citare testualmente Legambiente. Molto diversa la situazione nel campo dell'agricoltura biologica: l'87.7% dei campioni è completamente libero da fitofarmaci. Ancor più preoccupante è che, seppur in pochi campioni, compaiono ancora "pesticidi vietati" nell'Unione Europea e in casi estremi perfino tracce di DDT, che l'Unione Europea e l'AIRC hanno etichettato come "possibilmente cancerogeno". Vediamo, più nello specifico, quali sono i tipi di frutta più contaminati dai pesticidi secondo Legambiente.
Il frutto più contaminato dai pesticidi, secondo Legambiente
Nel 2025 (dunque i dati raccolti nel 2024) la situazione è migliorata di poco rispetto all'anno precedente. Le pere restano uno dei frutti con più contaminazione: sul 69% dei campioni è stato trovato "più di un residuo". Il primato, tuttavia, spetta agli agrumi: è il 72,95% dei campionati ad essere contaminato; percentuale quasi identica per le pesche: 70,14%.

Le mele, uno dei frutti più consumati dagli italiani, sono contaminate per poco più del 50%, mentre è sensibilmente migliorato il dato relativo all'uva: nel 2024 'solo' il 42% dei campioni ha più di un residuo di pesticida. Le fragole rimangono 'problematiche', perché oltre la metà (56%) dei campioni analizzati ha residui di due o più pesticidi. Meno problematica la situazione dei frutti esotici (ananas, banane, kiwi, papaya, frutto della passione e altri): 4 su 10 hanno residui di pesticidi.
Se parliamo solo di frutta del tutto irregolare, per fortuna, la situazione è sotto controllo: nessuna macrocategoria va oltre il 6%, con i picchi più alti registrati per pesche e frutti esotici. Chiaramente sommando le percentuali di "regolari con un solo residuo" e "regolari con più residui", le percentuali sfiorano superano quasi sempre l'80%. Le percentuali dei campioni "regolari senza residui" non superano in nessun caso il 40%, con le pesche addirittura all'11%. Per chi volesse approfondire ulteriormente, c'è il report "Basta pesticidi nel piatto" pubblicato l'11 dicembre sul sito di Legambiente.
