Praticamente tutti sappiamo che il Sud Italia è stato pesantemente influenzato dalla cultura greca, fin dall'epoca pre-cristiana. Non a caso, la frase "Una faccia una razza" è diventata popolarissima nella cultura italiana odierna, forse anche grazie al film di Gabriele Salvatores, 'Mediterraneo'. Ma come reagirono gli abitanti dell'attuale Sud Italia quando, nell'ottavo secolo a.C., videro arrivare centinaia di persone che parlavano una lingua molto diversa dalla loro? Non bene. Lo ha spiegato la storica italiana Michela De Felicibus in un video sul suo profilo TikTok. "Non la presero bene. È vero che i Greci si insediarono prevalentemente sulle coste, mentre le popolazioni locali come gli Enotri e altri gruppi italici vivevano soprattutto nelle zone interne e di altura. Ciò non toglie che le popolazioni locali non furono affatto contente del loro arrivo".
"Anche per loro, questi erano migranti criminali che venivano a rubare il loro territorio", precisa la storica, facendo un paragone con la storia moderna delle migrazioni. Nei primi decenni, infatti, ci furono violenti scontri tra gente del posto e i Greci 'migranti', specialmente nelle zone di pianure, che erano a metà tra il mare e la montagna e venivano sfruttate sia da chi qui ci viveva da tempo che da chi si era appena insediato. "Solo in un secondo momento c'è la vera integrazione. Ed è allora che nasce la cultura della Magna Grecia che noi tanto ammiriamo", aggiunge. Di recente abbiamo pubblicato un articolo che approfondisce, dal punto di vista linguistico, la formula Magna Grecia.
L'integrazione tra Greci e popolazioni del Sud Italia
A dire della storica, la narrazione secondo cui i Greci portarono innovazione verso territori arretrati e 'passivi' è "ampiamente superata". Così come non è corretto affermare che la imposero con la forza annientando le culture locali. "Soprattutto l'archeologia ha mostrato e continua a mostrare processi di interazione e contaminazione reciproca". A suo dire, i villaggi italici non spariscono, alcuni vengono inglobati nelle Polis greche o vivono in simbiosi. "L'influenza è bidirezionale. I Greci iniziano ad adottare i culti locali. C'è un adattamento delle pratiche culturali e agricole, usano manodopera indigena. Insomma, ci sono dei cambiamenti nell'organizzazione dei Greci".

Nella parte finale del video, l'esperta ricorda che in Italia abbiamo una visione "grecocentrica" e/o "romanocentrica" perché sono stati loro a scrivere le fonti, sia storiche che archeologiche. Negli ultimi dieci anni, però, ci sono stati passi in avanti e sia la storiografia che l'archeologia, non più grecocentriche, hanno fatto emergere che lo sviluppo della cosiddetta 'Magna Grecia' è stato possibile anche grazie all'integrazione con le popolazioni indigene del Sud Italia, che non hanno accettato passivamente tutti i cambiamenti e le imposizioni volute dai Greci. Non è del tutto vero che i Greci hanno portato "cultura e innovazione" in Italia: hanno anche assimilato molte conoscenze della gente del posto e anche grazie a queste è stato possibile dare vita alla cosiddetta Magna Grecia.
