I colleghi sono nostri amici? Sui social si leggono sempre più spesso consigli da parte di autoproclamati 'motivatori' a discernere la vita lavorativa da quella privata. Sempre più persone suggeriscono di non intrattenere alcun rapporto con i propri colleghi al di fuori dell'orario di ufficio. Alcuni mesi fa si è conclusa una vicenda dove il rapporto tra colleghi è centrale. Come spesso accade, nel rispetto della privacy di tutti, non sono emersi né i nomi dei soggetti né dell'impresa coinvolti in questo fatto di cronaca. Cosa è successo? Un uomo di nazionalità francese, consulente da dieci anni presso un'azienda di Parigi, ha sempre rifiutato ogni invito a "attività ricreative" organizzate dalla sua azienda, come spiegato dai quotidiani francesi.
Alle feste, riunioni informali, 'after office' e tutti gli eventi al di fuori dell'orario lavorativo, la persona in questione era sempre assente. Per scelta propria. L'azienda, infastidita dai ripetuti "no" negli anni, è arrivaa a licenziarlo per "giusta causa". I dirigenti hanno chiesto all'uomo perché mancasse ogni singola volta agli eventi in questione, ma lui ha sempre risposto in maniera evasiva. Il fatto che non abbia mai fornito una spiegazione valida, ai superiori e ai colleghi, è stato definito "contrario" ai valori dell'azienda. Da qui è scaturito il licenziamento, in quanto il lavoratore "non si adattava alla cultura interna", basata sulla "integrazione sociale del gruppo", attraverso eventi sociali in orari extralavorativi. A detta dei dirigenti, questo suo atteggiamento "rovinava il clima" anche durante l'orario d'ufficio, perché era l'unico dipendente perennemente assente alle feste aziendali.
Licenziato perché non partecipa alle feste aziendali, alla vince vince lui
Il licenziamento, come prevedibile, non è stato accettato passivamente dall'uomo francese, che si è subito rivolto al Tribunale del lavoro. Il caso si è concluso nel gennaio del 2024, quando la Cassazione ha stabilito che il provvedimento era "illegittimo". Secondo i giudici, l'impresa ha violato i suoi "diritti fondamentali" come la libertà di espressione personale e quella di disporre liberamente del proprio tempo libero. Dire "no" a inviti di feste aziendali ed eventi informali non può essere considerata, a differenza di quanto sostenevano i legali dell'azienda, una "mancanza di professionalità". Un po' come la storia del commesso del supermercato licenziato per aver portato i dolcetti sul posto di lavoro.

I giudici hanno messo nero su bianco che nessun lavoratore è obbligato per legge a partecipare ad eventi sociali fuori dall'orario lavorativo e che rifituare non corrisponde a una violazione del contratto di lavoro. Il suo comportamento non è passibile di licenziamento ed, anzi, l'azienda ha violato i suoi diritti fondamentali licenziandolo. La parte più clamorosa è quella finale: l'impresa ha dovuto rimborsare l'ex dipendente con 500.000€ e la Cassazione ha anche ordinato il reintegro. Visto l'esito finale disastroso, l'uomo non ha mai più fatto rientro in azienda. L'ultima risata, però, l'ha fatta sicuramente lui. Non avrà più un lavoro ma 500.000€ in più sul conto in banca sì.
