Guardare calcio e serie tv sul lavoro? Oggettivamente sbagliato. Un uomo, infatti, ha perso il lavoro proprio per questo motivo. A sorpresa, però, la battaglia legale l'ha vinta lui.
Una percentuale altissima di persone, specialmente tra i lavoratori dipendenti, non ama il proprio lavoro. Quasi tutti lo fanno unicamente per lo stipendio, che serve a sopravvivere nella società odierna. Le ore lavorative, spesso, scorrono lente e molti vorrebbero dedicarsi ad attività più piacevoli. Un uomo spagnolo, che lavorava presso una fabbrica di gomme di La Rioja, in Spagna, è stato licenziato dopo che i suoi superiori avevano scoperto che aveva guardato "57 ore" di serie tv e programmi calcistici durante l'orario lavorativo. L'uomo ha subito fatto ricorso e il giudice gli ha dato ragione. Ma vediamo come è iniziata questa storia dal finale così inaspettato.
L'uomo, di cui chiaramente non è stato divulgato il nome, ha iniziato a lavorare presso l'impresa nel giugno del 2014. Il suo compito era quello di tecnico commerciale, il contratto era a tempo indeterminato e lo stipendio di circa 3.500€ al mese. Mica male. Per i primi dieci anni, il soggetto in questione ha lavorato in maniera "impeccabile" e non ha creato problemi. Tutto è cambiato nel settembre del 2024, quando l'azienda gli ha comunicato il licenziamento con effetto immediato. Il motivo? Durante l'orario lavorativo, "realizzava altre attività, estranee ai suoi compiti". Dall'analisi dei PC, infatti, è emerso che l'uomo si era connesso 1085 volte in due mesi - equivalenti a 57 ore lavorative - a siti web di sviluppo personale e aveva guardato highlights di partite di calcio, ma anche serie tv e programmi televisivi come 'Masterchef'.
Licenziato perché guarda serie tv e calcio sul lavoro, alla fine vince lui
L'uomo si è immediatamente opposto al licenziamento e ha portato il suo caso alla giustizia spagnola. La Justicia - così la chiamano gli spagnoli - gli ha dato ragione. Il giudice, nella sentenza di primo grado, ha ammesso che il comportamento dell'uomo è stato "scorretto", ma al contempo "non c'erano prove" che avesse influenzato negativamente il suo rendimento lavorativo. Le prove portate dall'azienda, a dire del giudice, non dimostravano che l'impiegato fosse venuto meno ai suoi impegni lavorativi. Non ci sono prove, infati, di lamentele da parte dei clienti, ritardi nella consegna di lavori, né, in generale, danni dimostrabili ai bilanci o alla reputazione dell'azienda.

Insomma, il comportamento è "indubbiamente riprovevole", ma "non grave da giustificare un licenziamento immediato", si legge nella sentenza. In estrema sintesi, la sanzione imposta (il licenziamento) è stata giudicata "eccessiva" rispetto al comportamento del dipendente. Per questo motivo, la Justicia ha proposto all'azienda due opzioni: reintegrare il lavoratore con effetto immediato oppure versargli 39.000€ di risarcimento per licenziamento ingiustificato. L'azienda ha fatto ricorso al Tribunal Superior de Justicia de La Rioja, spiegando che l'uomo aveva comunque "mancato di lavorare" per 8 giorni sui 24 mensili per cui è stato pagato. La risposta del Tribunale Superiore è stata la stessa: non c'erano prove oggettive che il suo comportamento avesse apportato un danno economico vero e proprio all'azienda. Visto che il rapporto oramai è irrimediabilmente pessimo, è plausibile che l'azienda gli versi 39.000€ e chiuda questo capitolo.
