True crime, un’ossessione collettiva: perché non riusciamo a smettere di guardarlo

Perché siamo tutti ossessionati dal true crime e non riusciamo a smettere di guardarlo.

La passione per il true crime ha avuto una vera e propria impennata negli ultimi decenni. Tanti sono i podcast, ma anche i documentari, libri e serie tv dedicati a questo genere che attirano milioni di telespettatori in tutto il mondo. I telespettatori apprezzano molto sia i casi esteri che quelli italiani. Certamente quello che stupisce di più e sconcerta l'opinione pubblica è la brutalità di certi crimini, in relazione anche alle vittime. Cosa smuove le persone a vedere crimini così violenti? Questo fenomeno in particolare ha le radici profonde sia nella psicologia umana che nei meccanismi che modellano il nostro interesse anche dal punto di vista culturale.

Perché siamo ossessionati dal true crime e non riusciamo a smettere di guardalo: c'è più di un motivo

L'interesse per i crimini violenti può essere spiegato in parte come una risposta di evoluzione. La paura è un'emozione che appare fondamentale per la sopravvivenza, un modo anche per imparare a riconoscere le minacce del mondo e che ha permesso agli esseri umani di sopravvivere. Guardare o ascoltare storie di crimini violenti può essere anche un modo per rappresentare una vera e propria simulazione mentale, utile per capire i segnali reali di pericolo. Questo fenomeno esiste anche in letteratura ed è conosciuto come preparedness theory. Si tratta di uno studio in base al quale il cervello umano è predisposto a rispondere a minacce come aggressioni e crimini più efferati.

paura true crime
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Gli esseri umani, inoltre, sono inclini naturalmente a cercare spiegazioni per quanto riguarda i fenomeni più complessi. Questo avviene soprattutto quando si violano quelle che sono riconosciute come norme sociali. I crimini violenti, in questo schema, rappresentano un vero e proprio disordine sociale estremo. Analizzare questi eventi permette di ristabilire una sensazione di ordine, per comprendere a pieno i meccanismi che si trovano alla base della menta umana. Il criminologo David Wilson sostiene che il true crime fornisce una sorta di comfort epistemico. Aiuta quindi il pubblico a comprendere l'incomprensibile, collocando il male in un contesto più razionale.

Il fascino del true crime oscilla in un duplice binario dal punto di vista psicologico. Da un lato c'è l'empatia per le vittime, mentre dall'altro c'è il desiderio di rendere giustizia. Identificarsi con la sofferenza può rafforzare il senso di comunità, alimentando anche l'impegno affinché ci sia una società più sicura. Inoltre, il true crime sfrutta anche la cosiddetta morbid curiosity, una forma di curiosità che spinge a esplorare gli aspetti del macabro e del proibito. Inoltre, va anche detto che il successo del true crime è anche una questione culturale. In una società che è dominata dai media, il modo in cui i crimini sono raccontati riflette e amplifica i valori e le paure collettive. I casi di omicidio affrontano e coinvolgono dinamiche di vari generi, razze e classi sociali. Un terreno molto più ampio per le giustizie sociali.

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