Marcello F., un uomo di 53 anni residente a Treviso, ma tornato a Caserta, nella sua città d'origine, per svuotare e sistemare la casa dei nonni, spostando un vecchio comò in legno massiccio nell'abitazione familiare, ha notato qualcosa di strano. Uno dei cassetti non scorreva bene, come se fosse bloccato da un ostacolo (situazione tipica di quando i vani sono strapieni). Con un po' di forza, ha rimosso il cassetto e ha scoperto un doppio fondo artigianale con sotto... una "fortuna"!
Mazzette di banconote legate con cura da 50.000 e 100.000 lire. Dopo un conteggio febbrile, la cifra finale lo ha lasciato senza fiato: circa mezzo miliardo di lire. Per l'esattezza, un tesoro che al cambio attuale varrebbe oltre 250.000 euro. Una somma capace di acquistare una casa o di garantire una pensione in completa tranquillità. In quel momento, Marcello deve aver provato un'emozione indescrivibile, pensando ai sacrifici dei nonni, a quei risparmi accumulati anno dopo anno, forse per paura delle crisi economiche o per amore dei nipoti. In un istante, la sua vita sembrava cambiata per sempre. Ma la gioia è durata poco. La Banca d'Italia sembrerebbe aver reso la scoperta un vero e proprio incubo burocratico.
Marcello si è presentato agli sportelli della banca pieno di fiducia per il futuro, ma la risposta è stata chiara: ad oggi non è più possibile convertire le lire in euro. Secondo le norme vigenti, il termine ultimo è scaduto da oltre un decennio. Quei pezzi di carta, insomma, per lo Stato sono diventati improvvisamente solo cimeli da collezione senza valore legale.
Nel vecchio comò della casa dei nonni trova 250mila euro (ma in lire): la battaglia legale per la conversione è appena iniziata
Marcello non si è arreso. Non poteva accettare che il patrimonio di una vita svanisse letteralmente per un cavillo. Si è rivolto ad Associazione Italia, una realtà specializzata proprio nella conversione forzosa della vecchia moneta. Il caso è diventato subito un simbolo della lotta contro i limiti di prescrizione imposti dal Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF). Tutto è iniziato il 28 febbraio 2002, quando la Lira è stata sostituita dall'Euro. Inizialmente, i cittadini avevano dieci anni per cambiare i risparmi. Tuttavia, nel dicembre 2011, il governo ha anticipato improvvisamente la scadenza. Questa mossa è stata poi dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale nel 2015, riaprendo una piccola finestra di speranza.

Oggi la situazione è paradossale. La Banca d'Italia richiede la prova di aver presentato una domanda di cambio tra il 2011 e il 2012. Ma come può una persona dimostrare di aver chiesto il cambio se ha trovato i soldi solo nel 2026? Qui risiede il cuore della tesi dei legali di Marcello. Il diritto al cambio non dovrebbe morire se il titolare non era a conoscenza dell'esistenza della fortuna.
"La prescrizione decennale deve decorrere dal momento in cui il diritto può essere esercitato", spiegano gli esperti dell'associazione. In parole povere: i dieci anni dovrebbero iniziare dal giorno del ritrovamento fortuito. Se si trovano soldi in lire oggi, la legge dovrebbe dare a chiunque il tempo di incassarlo. In molti altri paesi della Comunità Europea, come la Germania, il cambio della vecchia moneta nazionale non ha scadenza. Mentre la pratica legale prosegue, si stima che nelle case degli italiani circolino ancora miliardi di vecchie lire mai convertite. In ogni caso, la battaglia di Marcello continua solo per il denaro, ma per un senso di giustizia. Riuscirà a vincerla? Solo il tempo lo rivelerà.
