Cosa lega Walt Disney alle Olimpiadi invernali? Indizio: senza di lui, oggi non vedreste lo stesso show

Come si incontrano i due mondi - apparentemente diversi - di Walt Disney e delle Olimpiadi invernali? Ebbene, se non ci fosse stato il re dell'animazione americana, forse i giochi che stiamo vedendo proprio ora non sarebbero gli stessi.

Mentre in questi giorni godiamo della visione di Milano-Cortina 2026, bisogna fare un salto indietro nel tempo nella California del 1960. All'epoca, i Giochi Olimpici Invernali stavano per affrontare il loro più grande disastro. Non c’erano stadi pronti, non c’erano hotel di lusso per ospitare gli atleti. C’era solo il rischio di un fallimento globale davanti alle telecamere della CBS. Il presidente del Comitato Olimpico Internazionale (CIO), Avery Brundage, era furioso. Guardava le montagne e pensava che gli Stati Uniti fossero letteralmente impazziti. Squaw Valley non era una località turistica, ma un vero cantiere. Mancavano le infrastrutture di base, la tensione era alle stelle e il prestigio internazionale dell'America era in bilico.

In quel momento di panico totale, serviva un miracolo. E quel miracolo aveva un nome e cognome preciso: Walt Disney. Lo nominarono capo del comitato per le cerimonie e questa fu la mossa che cambiò per sempre la storia dello sport mondiale e dell'intrattenimento televisivo. Infatti, Disney non si presentò da solo. Portò con sé il suo esercito di Imagineers, i creativi che stavano rendendo Disneyland il posto più bello del mondo. Il suo compito era trasformare una terra desolata in un set cinematografico vivente. Doveva convincere il mondo che quella non era solo una gara di sci alpino o pattinaggio di figura, ma una favola moderna.

Dalle statue di ghiaccio al mito: come il tocco di Walt ha cambiato le Olimpiadi Invernali (per come le conosciamo oggi)

Walt applicò la sua filosofia: il pubblico non vuole solo vedere chi vince, vuole emozionarsi. Introdusse concetti mai visti prima in un contesto sportivo ufficiale. Curò in prima persona il design della fiaccola olimpica, cercando di trasmettere meraviglia e unità. Iniziò così la metamorfosi dei Giochi da evento sobrio a intrattenimento globale per come lo conosciamo oggi.

Olimpiadi invernali
Walt Disney - forumagricolturasociale.it

Lungo la Avenue of the Athletes, Disney fece installare trenta sculture di ghiaccio massicce. Erano alte oltre cinque metri e raffiguravano giocatori di hockey su ghiaccio e sciatori. Non erano semplici decorazioni, ma scenografie teatrali in tutto e per tutto. Il mondo restò a bocca aperta davanti alla Tower of Nations, una struttura monumentale che esponeva i simboli dei 30 paesi partecipanti. Il tocco di Hollywood era arrivato anche alle Olimpiadi.

La vera magia, però, esplose durante la cerimonia d'apertura. Disney organizzò un evento che sembrava uscito da un suo film d'animazione. Radunò oltre 3.600 giovani musicisti provenienti dalle scuole di tutta la nazione. Migliaia di palloncini colorati invasero il cielo grigio. Furono liberati 2.000 piccioni bianchi come simbolo di pace universale. Mentre gli atleti sfilavano, i fuochi d'artificio esplodevano nel cielo. Era la prima volta che qualcuno pensava alle Olimpiadi come a uno show televisivo. Walt Disney - da visionario qual era  aveva capito tutto, prima del tempo. Oggi, mentre si osservano i droni nel cielo di Cortina d'Ampezzo, si guarda ancora, in realtà, all'eredità del gigante dell'intrattenimento. Senza quella scommessa folle del 1960, i Giochi sarebbero rimasti un evento d'élite per pochi intimi. Disney ha regalato le Olimpiadi al popolo.

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