Elon Musk ha appena lanciato una previsione scioccante per l'economia globale. Entro il 2035, il lavoro sulla Terra subirà un drastico ridimensionamento. Il motivo? Un trasloco di massa verso lo spazio. Ma no, non saremo noi ad andare tra le stelle, non direttamente, almeno.
In un recente incontro riservato con i vertici di xAI e SpaceX, il magnate ha chiarito la sua visione. La Terra sta diventando un luogo troppo congestionato per la tecnologia moderna. Per Musk, il futuro della produzione non appartiene più al nostro pianeta, ma al vuoto cosmico. Come anticipato, l'imprenditore non vuole mandare operai in tuta spaziale a timbrare il cartellino tra i crateri. Il piano è più profondo. Il "lavoro" che lascerà la Terra è quello dei Data Center e delle fabbriche automatizzate che costruiscono l'intelligenza artificiale.
Enti come la NASA osservano con attenzione questo cambio di rotta. Spostare la produzione pesante sulla Luna permetterebbe alla Terra di rigenerarsi. Il calore immenso generato dai server verrebbe dissipato nello spazio, sfruttando l'energia solare perenne e gratuita del satellite. Per realizzare questa visione, però, Musk ha annunciato la fine dei razzi spaziali tradizionali. Nonostante il successo dei motori Raptor, i vettori chimici sono troppo costosi per un flusso di lavoro quotidiano. Serve un sistema più efficiente per collegare la Terra alla sua nuova - ipotetica - zona industriale lunare.
La fionda elettromagnetica: come traslocheremo la produzione tra i crateri secondo Elon Musk
Il New York Times ha rivelato che il piano prevede una città lunare autosufficiente gestita da robot e algoritmi. Ma se i razzi vanno in pensione, come sposteremo fisicamente l'intera ossatura economica del mondo lassù senza fallire? Per spostare la produzione, Musk punta su una tecnologia che sfida i limiti della fisica attuale: il Mass Driver. Si tratta di una catapulta elettromagnetica gigante.

Questa struttura utilizzerebbe una serie di magneti. La fionda magnetica "sparerebbe" i frutti della produzione spaziale verso la Terra a costi ridicoli. In questo scenario, il lavoro umano qui si trasforma. Noi diventeremo i supervisori di un flusso costante di dati e hardware lanciati dal vuoto. Le fabbriche lunari costruiranno tutto ciò che serve, e la catapulta gestirà la logistica in modo automatico e silenzioso. I nostri sistemi di calcolo vivranno lassù, protetti dalla gravità ridotta. Noi potremo godere di un pianeta finalmente più leggero, sapendo che il cuore produttivo è a 384.000 chilometri di distanza. Il lavoro terrestre finisce per lasciare spazio a un'economia puramente spaziale.
La sfida per costruire questa infrastruttura resta quasi fantascienza. Eppure, Musk ha già dimostrato con la Starship a Boca Chica che niente è davvero impossibile. Entro il 2035, il cielo notturno potrebbe ospitare i nuovi centri operativi dell'umanità. Il razzo chimico lascerà il posto alla spinta magnetica. Il futuro è elettrico e molto lontano dai nostri vecchi capannoni industriali.
