Si rifiuta di stringere la mano alla collega e perde il lavoro, ma il benservito si trasforma in 34.000 euro: il motivo

Nei Paesi Bassi, un giovane di 21 anni, esperto in sistemi informatici, trova lavoro in una nuova azienda il 1° giugno 2025 come addetto al supporto remoto, eppure, a soli due giorni dall'assunzione, la sua carriera subisce un arresto brutale. Non per un errore di programmazione o per un ritardo. Il motivo risiede in un gesto mancato durante una sessione introduttiva.

Durante la presentazione ufficiale, il giovane si trova davanti a una responsabile di squadra. Lei tende la mano per un saluto cordiale. Lui, con estrema calma, declina il contatto fisico. Spiega immediatamente che la sua scelta deriva da profonde convinzioni religiose. L'atmosfera nella stanza gela all'istante e l'azienda reagisce in modo rapido e spietato. Nonostante una successiva e-mail di chiarimento inviata dal dipendente, il verdetto è già scritto. Il contratto viene rescisso lo stesso pomeriggio. La motivazione ufficiale? Il lavoratore non soddisfa le aspettative aziendali. Inizia così una battaglia legale che solleva domande etiche fondamentali sul diritto del lavoro in Europa.

Il ragazzo non si arrende. Decide di portare il caso davanti a un giudice del lavoro. Sostiene di essere stato vittima di una discriminazione religiosa diretta. Il tribunale si trova a dover far fronte da un lato ai protocolli aziendali, dall'altro alla libertà di culto sancita dalla costituzione.

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Uomo ingiustamente licenziato - forumagricolturasociale.it

La sentenza che cambia tutto: perché il tribunale ha punito l'azienda che ha fatto perdere il lavoro al dipendente dopo una stretta di mano

Il verdetto della corte olandese, alla fine, è arrivato. I giudici hanno analizzato ogni dettaglio dei brevissimi tre giorni di impiego. La conclusione è stata netta: il licenziamento è stato illegittimo e totalmente sproporzionato. Il primo punto analizzato riguarda la natura della prestazione lavorativa. Il dipendente era stato assunto per gestire sistemi da remoto. La sua mansione non prevedeva contatti fisici costanti con il pubblico o con i colleghi. Stringere la mano non era un requisito essenziale per svolgere il suo compito tecnico.

Inoltre, il tribunale ha sottolineato un errore procedurale gravissimo. È impossibile valutare le prestazioni di un lavoratore dopo sole 48 ore. Insomma, l'azienda ha usato la mancata stretta di mano come un pretesto per allontanare una persona "diversa". Questo comportamento rientra pienamente nella definizione di discriminazione. La direzione avrebbe ignorato la volontà del ragazzo di collaborare pacificamente, pur mantenendo i suoi confini fisici. La sua e-mail di spiegazioni, invece di essere apprezzata, è stata usata contro di lui.

Il risarcimento stabilito è di 34.000 euro. Una cifra che copre i danni materiali e morali subiti dal giovane. Il giudice ha voluto inviare un segnale forte a tutti i datori di lavoro. Il rispetto per le diversità culturali non è un'opzione, ma un obbligo. Molti si chiedono se un saluto possa davvero valere così tanto. La risposta è nella dignità umana: nessun lavoratore dovrebbe essere costretto a scegliere tra la propria fede e il proprio stipendio.

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