Perché sui Loacker c'è scritto 'Napolitaner'? La storia dei wafer che ogni abitante della Campania dovrebbe conoscere

Se è a Bolzano che sono nati i famosi wafer Loacker, simbolo globale di dolcezza montana, perché prendendo in mano un pacchetto rosso dei dolciumi in questione, sotto al logo, c'è la scritta "Napolitaner" come se fossero 'venuti al mondo' in Campania? Non è un errore di marketing e nemmeno una trovata pubblicitaria recente. Quella parola nasconde un legame profondo, quasi viscerale, tra i wafer e il Sud Italia. È un omaggio silenzioso che dura da più di un secolo. Racconta di come la Campania, con le sue eccellenze, abbia letteralmente conquistato il palato dei pasticcieri europei.

La storia inizia lontano, in una Vienna ottocentesca che era il cuore pulsante del mondo. Il protagonista è Josef Manner, un pasticciere visionario. Nel 1898, quest'ultimo cercava un ingrediente speciale per farcire i suoi nuovi dolci croccanti. Voleva qualcosa di unico, un sapore che potesse distinguersi nella capitale dell'Impero Austro-Ungarico. La sua scelta non cadde su un prodotto locale, ma sulle nocciole provenienti dal Regno delle Due Sicilie.

In quel periodo, il Porto di Napoli era lo snodo commerciale più importante del Mediterraneo. Le navi cariche di sacchi di iuta partivano verso il nord, trasportando le nocciole della nostra terra. Napoli non era solo una città, ma una garanzia di qualità assoluta. Quelle nocciole erano considerate le più pregiate al mondo. Per questo motivo, Manner decise di chiamare la sua creazione "Neapolitaner Schnitte", ovvero le fette napoletane. Quando nel 1925 Alfons Loacker aprì la sua pasticceria a Bolzano, decise di onorare questa tradizione. Mantenne il nome e la ricetta originale a base di crema di nocciole. Ancora oggi, ogni volta che un bambino mangia un wafer, celebra un po' di storia della Campania.

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Voce di Napoli e Storie della Campania parlano su Facebook dell'origine dei Loacker - forumagricolturasociale.it

La nocciola di Avella in Campania: perché la più pregiata al mondo

Ma perché proprio le nocciole della Campania erano così desiderate? La risposta si trova in un piccolo comune in provincia di Avellino: Avella. Questo borgo è famoso per la sua nocciola. La qualità di quest'ultima è talmente leggendaria da aver influenzato persino la scienza ufficiale. Se si consulta un manuale di botanica, si scopre un dettaglio quasi assurdo. Il nome tecnico della pianta di nocciolo è Corylus avellana. Sì, il nome scientifico internazionale deriva direttamente dal nome della città di Avella. Non è solo un termine accademico, ma un certificato di nascita. L'influenza di questo piccolo comune ha varcato i confini nazionali in modo sorprendente. Si pensi alla lingua spagnola: come si dice nocciola? Si dice avellana. E in portoghese? Il termine è lo stesso: avelã. Ogni volta che qualcuno nel mondo pronuncia queste parole, sta citando involontariamente un angolo della Campania.


I content creator Voce di Napoli e Storie della Campania hanno riacceso i riflettori su questa vicenda meravigliosa. Il loro racconto ricorda che spesso si cercano tesori lontano, ignorando quelli che si hanno sotto al naso. Il wafer non è più solo uno snack industriale della Loacker, ma è testimone di un tempo in cui Napoli era il centro della mappa mondiale, il punto di riferimento per chiunque cercasse il meglio. La nocciola di Avella non era solo "un" ingrediente, ma "l'"ingrediente per eccellenza.

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