Alcuni le chiamano chiacchiere, altri bugie, frappe o anche crostoli: ecco qual è la vera storia del dolce tipico di Carnevale che tutti amano.
Che siano crostoli, bugie o chiacchiere, il dolce tipico di Carnevale ha una sola ricetta valida per tutti. La particolarità di questo dolce è sicuramente che ha un nome diverso in base alla zona d'Italia nella quale ci si trova. Non tutti sanno che questo dolce ha origini antiche molto diverse. Pare che risalga all'Antica Roma, durante i Saturnali e i Baccanali, due antiche festività dedicate alle maschere, molto simili al carnevale come lo intendiamo noi oggi. Erano le uniche occasioni in cui si ribaltavano tutti i canoni sociali e si aveva l'abitudine di andare a letto più sazi del solito.
La vera storia delle chiacchiere, frappe o bugie: il dolce più amato dagli italiani a Carnevale
Ai tempi dell'Antica Roma, la popolazione proprio per festeggiare, preparava le cosiddette frictilia. Si tratta di dolci che venivano fritti nel grasso di maiale e poi distribuiti alle persone per strada. Una prima attestazione di questo fantastico dolce arriva da Marco Gavio Apicio, noto gastronomo, cuoco e scrittore vissuto tra il I e il I secolo d.C. Le descrive come dolci frittelle tuffate nel miele. L'accademico della Crusca, Lorenzo Coveri, ha spiegato anche perché questo fantastico dolce di Carnevale ha tanti nomi diversi in base alle zone d'Italia nelle quali ci si trova.

Il fatto che si tratti di una bontà priva di farcitura, ad esempio, è collegato all'inconsistenza delle chiacchiere o delle bugie. Tra i tanti appellativi uno è quello più usato e capito in tutte le zone d'Italia: chiacchiere. Esiste una ricetta antichissima della nonna che vale la pena provare. Probabilmente questo nome è così diffuso soprattutto grazie a una leggenda. Pare che sia legato ad un aneddoto che riguarda la regina Margherita di Savoia. La leggenda narra che un giorno la sovrana si è dilungata così tanto a parlare che abbia sentito una fame improvvisa.
Così, chiese al cuoco di corte napoletano Raffaele Esposito di preparare qualcosa di buono e sostanzioso che soddisfacesse il suo palato. Pare che a quel punto lo chef non si sia fatto prendere alla sprovvista e abbia così preparato delle frittelle squisite che ricordano molto quelle che noi oggi intendiamo come chiacchiere. Il dolce fu chiamato così proprio per il motivo della richiesta della sovrana che, all'epoca, pare parlasse davvero tanto.
L'origine del sanguinaccio
Il cosiddetto sanguinaccio, che accompagna solitamente e le chiacchiere, nasce inizialmente come piatto del contadino per non sprecare nulla del maiale. Soprattutto nel Centro-Sud fu usato come crema di dolce per il Carnevale. Il sangue del maiale veniva cotto con cacao, latte, cioccolato, zucchero e spezie varie. Da 1992 in Italia è vietata la vendita al dettaglio del sangue fresco di maiale perché è considerato deperibile e possibile veicolo di malattie e infezioni. Per rispettare tale norma, le versione di Carnevale è stata riformulata eliminando il sangue e sostituendolo con cacao, cioccolato e latte.
