Esistono persone perennemente felici? Sicuramente sì, ma rappresentano una ristrettissima minoranza. Molti di noi hanno le proprie "giornate no" e i tempi decisamente incerti che viviamo non aiutano a sentirsi sereni. Eppure, secondo la psicologia, il 'segreto' della felicità non è pensare sempre positivo. Molti 'coach di vita' suggeriscono di tenere un diario sul quale, a fine giornata, scrivere tre cose positive successive nel corso delle ore precedenti e concentrarsi su quelle. Esistono podcast che suggeriscono di apprezzare le "piccole" gioie della vita, come il sole che filtra attraverso le finestre, l'odore del caffè o la bellezza di un quadro visto per caso.
Insomma, il "positive thinking", per molti, è il segreto del successo. Ma cosa dice la scienza? La ricerca psicologia, come prevedibile, suggerisce che la questione è più complessa di così. Uno studio pubblicato su Frontiers in Psychology ha dimostrato che effettivamente praticare di gratitudine aumenta i pensieri positivi, ma anche che gli effetti su altri aspetti, come la soddisfazione di vita e i sintomi depressivi, sono estremamente limitati. Una meta-analisi del 2023 su 64 trial clinici ha confermato benefici reali: riduzione dell'ansia del 7,76% e della depressione del 6,89%, dunque nulla di rilevante. Lo ha spiegato la rivista frontiersin. Non solo: un'analisi pubblicata su PMC.ncbi.nlm.nih ha evidenziato come la cultura del pensiero positivo e della manifestazione a tutti i costi possa addirittura ritorcersi contro chi la pratica. Il motivo? Quando chi la pratica si sente peggio, nonostante l'impressione di star facendo tutte le cose "giuste", aumenta incredibilmente la tensione.
Il segreto della felicità secondo la psicologia
Secondo la psicologia, la causa più rilevante di infelicità nelle persone non è né la mancanza di gratitudine né il pensiero positivo insufficiente, ma qualcosa di totalmente diverso. Cosa? Il bisogno che qualcun altro confermi il proprio valore. Attenzione: la valida esterna funziona ma dura poco. Se qualcuno ci fa un complimento per l'aspetto esteriore o per un lavoro ben svolto, l'umore migliora per un'ora o forse al massimo 24 ore, ma non colma un vuoto interno. La Social Comparison Theory formulata da Leon Festinger certifica che le persone valutano sé stesse confrontandosi con gli altri. La 'cattiva' notizia è che, nell'era dei social media, tale confronto si è amplificato enormemente, rafforzando ancor più che in passato la ricerca di validazione esterna.

Cosa fare, dunque? Gli psicologi Edward Deci e Richard Ryan sostengono da decenni, attraverso la Self-Determination Theory (SDT), che il benessere deriva dalla soddisfazione di tre bisogni psicologici fondamentali: autonomia, competenza e relazione. Quando suddetti bisogni sono soddisfatti, le persone tendono a essere più soddisfatte e a sperimentare un maggiore benessere. La chiave è far sì che le proprie azioni e i propri valori sono la conseguenza di un sentimento interno, non di qualcosa di imposto da terzi. Ovviamente ciò non significa isolarsi dal mondo e vivere solo con sé stessi ma ascoltare le critiche senza prenderle come un insulto e, al contempo, accettare gli elogi senza diventarne dipendenti. Un 'trucco' importante è quello dell'autoironia, così come esprimere una preferenza senza scusarsi come premessa, smettere di rianalizzare le interazioni sociali e accettare di navigare nell'incertezza.
