Com'è che si dice? I ristoranti italiani sono ovunque nel mondo, mentre lo stesso non si può dire di quelli di moltissime nazioni europee. La cucina inglese non è famosa per essere la più imitata all'estero, sebbene alcuni piatti iconici - come il fish and chips ad esempio - abbiano riscosso enorme successo al di fuori dei confini del Regno Unito. Carli Zennaro è una content creator italiana che vive da quasi 11 anni in Inghilterra, per l'esattezza Londra. In un video pubblicato poche ore fa, ha spiegato perché, in un certo senso, i ristoranti inglesi sono migliori di quelli italiani. Lo diciamo subito ai più patriottici: non si parla di qualità del cibo ma di un'attenzione al cliente molto specifica.

Zennaro esordisce così nel video: "Sono ormai 11 anni che vivo in Inghilterra e una delle differenze più grandi tra l'Inghilterra e l'Italia è la sensibilità degli inglesi verso le diverse restrizioni alimentari che una persona può avere". Poi fa un esempio pratico. A suo dire, ogni volta che un cliente si siede in un ristorante del Regno Unito, che appartenga a una catena o sia un'attività a conduzione familiare, 9 volte su 10 la prima domanda che viene posta ai commensali è: "Avete qualche allergia alimentare?". Carli commenta: "Sembra una cosa banale, ma è una cosa a cui non pensiamo neanche noi in Italia. Ovviamente fanno questa domanda per una questione di sicurezza, perché vogliono assolutamente assicurarsi che non ci sia niente nel loro menù che possa farvi del male in qualche modo".
I ristoranti inglesi sono 'migliori' rispetto agli italiani su un tema specifico
Carli afferma che "in Italia questa cosa non esiste", che è una domanda che "non le è mai stata fatta in nessun ristorante". E ancora: "Non penso che gli italiani neanche concepiscano il fatto che prendano in considerazione il fatto che una persona può avere delle intolleranze o dei bisogni alimentari diversi. "Anzi, io per esempio non ho particolari allergie ma non bevo l'alcol, e ci sono state un sacco di volte in cui a un ristorante mi si fanno anche domande abbastanza scortesi o comunque non appropriate sul perché non beva. Se ho detto che non bevo, non lo bevo, non lo voglio bere. Cioè magari è una questione mia, magari è una questione religiosa, e questa cosa dovrebbe essere rispettata".
Poi cita un caso molto specifico italiano: "Anzi, mi sono successe più volte che in un drink non alcolico, che io espressamente ho chiesto che non fosse alcolico, mi fosse dato l'alcol, anche se pochissimo. E questa cosa letteralmente in Inghilterra non potrebbe mai succedere. Anzi, se succedesse per sbaglio, ti darebbero letteralmente l'intero pasto gratuito. La mia situazione non è grave perché io non ho un'allergia all'alcol, ma ci sono persone che hanno delle allergie molto gravi che possono essere anche mortali".
A suo dire, non c'entrano solo le allergie, ma è anche una questione di inclusività dal punto di vista religioso ed etnico in generale, perché ci si aspetta che una persona che lavora nella ristorazione sia consapevole di che cosa voglia dire una dieta kosher o una dieta halal. "Trovo che in Inghilterra ci sia molta più sensibilità riguardo a questo e molti più ristoranti hanno un scelta più varia. Più che altro, non dico in termini di quante cose ci siano sul menù, ma intendo dire che se tu sei una persona che segue una dieta kosher, che segue una dieta halal, o che è vegetariano/vegano, puoi andare a un qualsiasi ristorante e comunque trovare dei piatti completi", conclude.
