Sei allo stadio, al teatro, a un'esibizione o a una festa di compleanno: prima o poi arriverà l'occasione di applaudire. Se non arriva, è un problema. Di norma, è un modo per complimentarsi con qualcuno, insomma trasmettere energie positive e 'festeggiare' qualcosa di condiviso, desiderio innato in noi umani. Qualcuno lo fa anche all'atterraggio dell'aereo per complimentarsi con il pilota (o forse per scaricare la tensione), ma c'è chi lo detesta. Insomma, tutti sappiamo quali sono i contesti in cui è giusto applaudire, in pochi sanno quando e come è nata quest'abitudine. Lo diciamo subito: è un'abitudine tipicamente occidentale, nata in quella che molti definiscono la culla della nostra società: l'Antica Grecia. A detta degli storici, è nata nei primissimi anni dopo Cristo, attorno al 50 d.C..
Proprio nell'Antica Grecia si applaudiva in maniera molto simile a come si fa adesso: battendo le mani e urlando con entusiasmo si trasmette la propria approvazione. All'epoca era normale farlo durante le rappresentazioni tragiche e comiche, in maniera più sguaiata rispetto ai tempi moderni, specialmente se limitiamo il discorso ai teatri e all'arte in generale. I Romani 'affinarono' questa tecnica: in primis distinguevano due tipi di applauso. Il primo era quello con le mani a coppa, chiamato "imbrex"; il secondo era la "testa", ovvero mani piatte, che produceva un suono più secco e ritmato rispetto a quello cavo e potente generato dall'applauso con le mani a coppa.
L'abitudine di applaudire, nata 1900 anni fa
Vista l'importanza dell'applauso per gli Antichi Romani, l'imperatore Nerone arrivò a pagare migliaia di "plausores" per applaudire le sue esibizioni musicali e poetiche. Un po' come gli influencer che comprano i 'Mi piace". No, vabbè, evitiamo questo discorso. Nel Medioevo l'applauso era ancora più rumoroso: era consentito pestare i piedi, fischiare e perfino battere i bastoni sul pavimento: andava bene tutto ciò che produceva rumore. Nel XIX secolo, in molti teatri d'opera francesi comparivano i discendenti del plausores, ovvero i clacqueurs, persone pagate per applaudire, piangere o urlare "bis" a chi si esibiva. Tale pratica fu bandita nel 1960.

Chiudiamo con qualche curiosità scientifica: applaudire attiva le stesse aree celebrali collegate alla ricompensa sociale. Oltre a trasmettere qualcosa a chi lo riceve, è anche un modo per sentirsi parte di una comunità, per esprimere senza parole il concetto di "io c'ero", "io provo quello che provi tu". D'altronde siamo animali sociali, come capì Aristotele giusto qualche anno fa. Sebbene sia uno dei pochi modi di comunicare universali, in alcune aree del mondo l'applauso 'funziona' diversamente. In Asia orientale, si pensa che l'applauso sia più una distrazione che un onore; secondo la tradizione islamica, è più consueto esprimere la propria approvazione con esclamazioni vocali che battendo le mani. In senso generale, si fa rumore insieme per festeggiare qualcosa di condiviso.
