Sei tra coloro che, passati i 30 anni, continuano a giocare ai videogiochi? O conosci qualcuno che appartiene a questa categoria? Sebbene spesso queste persone vengano criticate, la ricerca scientifica ha evidenziato che hanno un "vantaggio emotivo" rispetto a chi ha messo da parte questo hobby diffusissimo tra gli adolescenti.
I videogiochi hanno segnato l'adolescenza (e quindi l'esistenza) di miliardi di persone negli ultimi 40 anni. Dalle prime console con grafiche letteralmente essenziali, nell'arco di pochi decenni, si è passati a strumenti decisamente più avanzati, con grafiche incredibilmente realistiche e comandi molto più complessi. Oggi, però, ci concentreremo sulla componente psicologica dei videogiochi. Ammettiamolo: pochi italiani vedono positivamente il fatto che un uomo o una donna over 30 giochi alla PlayStation. Eppure, secondo la ricerca psicologica, continuare a farlo anche dopo il traguardo dei 30 potrebbe essere collegato a una superiore resilienza emotiva.
In particolare, coloro che dedicano qualche ora della propria settimana ai videogame hanno una capacità più spiccata di gestire le emozioni e anche di adattarsi a contesti diversi. Secondo la ricerca scientifica in oggetto, chi è nato tra gli Anni '80 e '90 e ancora oggi gioca ai videogiochi ha sviluppato una maggiore tolleranza nei confronti della frustrazione rispetto a chi non ha avuto questo tipo di esperienze in modo continuativo. Detta in altri termini: di norma, questi individui hanno una maggiore capacità di accettare gli errori e imparare da essi, ma anche di adattarsi ai cambiamenti e resistere davanti a sfide quotidiane, anche difficili.
Giocare ai videogiochi dopo i 30 anni è più positivo che negativo
Le abilità citate nel precedente paragrafo si sviluppano principalmente quando un soggetto è costantemente messo davanti a sfide e missioni in cui l'errore è quasi vietato e davanti a obiettivi progressivi. Dalla ricerca, è emerso che in particolare i Millennials (nati dal 1981 al 1996) hanno giocato principalmente a videogiochi che raramente prevedevano aiuti automatici e ricompense immediate, fattori che implicavano la ripetizione costante di livelli in caso di errori. Insomma, in due parole: sbagliare e ricominciare. Questo tipo di esperienza ha fatto sì che i Millennials sviluppassero una maggiore tolleranza alla frustrazione e alla perseveranza.

Si sa, viviamo in tempi difficili, incerti e imprevedibili ed essere resilienti e pazienti è fondamentale per non perdere il controllo. Ecco perché, secondo la psicologia, l'abitudine al gioco dopo i 30 anni non è necessariamente sinonimo di immaturità ma può essere un importante strumento di regolazione emotiva. Le tre ricerche più rilevanti sul tema sono state realizzate dall'Oxford Internet Institute (marzo 2025), Boston University (febbraio 2026) e Queensland University of Technology (2025), che suggeriamo di approfondire a chi fosse interessato al tema con una rapida ricerca Google. La sintesi estrema è che i videogame che richiedono pianificazione e perseveranza (RPG) favoriscono la regolazione emotiva e la pazienza, mentre i giochi multiplayer migliorano abilità sociali e la gestione dei conflitti.
