Non è ingratitudine: cosa significa quando il figlio adulto 'scappa' dalla famiglia dov'è cresciuto

Capita a decine di migliaia di famiglie italiane (e non): il figlio, diventato adulto, si allontana da casa e torna raramente a trovare i suoi genitori. Non sempre, però, quest'allontanamento è sinonimo di egoismo, indifferenza o ingratitudine. 

La mente umana è complessa e lo sappiamo bene. Proprio per questo, non è possibile semplificare i comportamenti delle persone. Non si può, dunque, tacciare di ingratitudine il figlio adulto che lascia casa e vi torna raramente. Studi e riflessioni psicologiche suggeriscono che tale distanza è il risultato di dinamiche relazionali apprese nel corso del tempo, una sorta di prosecuzione di quanto vissuto in infanzia e adolescenza. Crescendo, l'essere umano interiorizza dai suoi famigliari il modo di intendere l'amore. Se ha visto che quest'ultimo è stato legato fortemente al fare - dunque prendersi cura degli altri, risolvere problemi, insomma essere pragmatici - allora probabilmente assocerà la relazione familiare a una forma di pressione, più che a uno spazio di assoluta libertà.

Alcuni figli adulti scappano dalla famiglia, non per egoismo o ingratitudine ma per scrollarsi di dosso delle etichette.
Alcuni figli adulti scappano dalla famiglia, non per egoismo o ingratitudine ma per scrollarsi di dosso delle etichette.

Da qui nasce la voglia di mettere una distanza: non una rottura improvvisa ma un adattamento lento, 'lievitato' nel tempo. In estrema sintesi, il giovane adulto ricrea lo stesso schema relazionale in cui è cresciuto a modo suo: mettendo dei confini, gli stessi di cui sente di essere stato vittima. Se è cresciuto in un ambiente in cui i genitori hanno 'dimostrato' il loro amore con domande continue e pressanti, consigli non richiesti e invasioni dello spazio personale, allora agirà di conseguenza, cercando di uscire da un ambiente in cui non riesce più a stare. Come spiegano eminenti psicologi, un'eccessiva espressione di controllo da parte dei genitori fa sì che i figli siano più riluttanti a condividere la propria vita. La naturale conseguenza è l'uso di due 'armi': silenzio e distanza.

Il figlio adulto che si allontana dalla famiglia

Non c'è nessuna voglia di abbandonare o di distruggere il legame con la famiglia: c'è voglia di costruire un'identità autonoma. In molte famiglie, i bambini non crescono del tutto liberi ma sono pressoché obbligati a conformarsi alle aspettative e ai valori dei genitori. Prendere le distanze è un modo 'educato' di preservare sé stessi e la propria autenticità. Il figlio che va a vivere lontano non è necessariamente il meno legato alla famiglia ma probabilmente quello che sente il bisogno più forte di staccarsi da un ruolo che i genitori hanno deciso per lui. Stando lontano dal 'nido', metterà in discussione queste etichette e conoscerà una versione più autentica di sé.

Non solo: alcuni genitori rimangono ancorati a vecchi schemi e probabilmente trattano il figlio 30enne nello stesso modo in cui lo trattavano 15 anni prima. Le relazioni sane cambiano e passano da un modello gerarchico a uno più paritario, basato sul rispetto reciproco. Insomma, distanza equivale a riequilibrio. Conclusione di fondamentale importanza: l'allontanamento non è sempre irreversibile o definitivo: spesso è solo una fase. Quando i genitori comprendono il comportamento dell'adulto senza colpevolizzarlo, la relazione può evolvere e diventare più matura, più autentica: sono necessari, tuttavia, meno controllo e più ascolto. Se tuo figlio si è allontanato da te, sappi che probabilmente non ha smesso di volerti bene: sta solo cercando di costruirsi la sua strada, diversa da quella che forse hai provato ad imporgli.

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