Chiunque sia appassionato di storia antica, avrà notato che a moltissime statue dell'Antico Egitto manca il naso. Letteralmente. Anche quelle conservate alla perfezione hanno un difetto piuttosto evidente. La domanda è: perché?
Prendiamo spunto da un video in inglese andato virale su TikTok per rispondere a una domanda molto specifica. La risposta è che 8 volte su 10 non è un incidente, né tanto meno un caso. Certo, l'erosione ha contribuito ma non è l'unico fattore e in molti casi ha operato la mano umana. Nell’antico Egitto le statue non erano solo decorazioni, messe lì per abbellire gli ambienti. All'epoca si credeva che fossero il punto di incontro tra il mondo umano e quello divino. Quando venivano eseguiti i rituali, la statua poteva essere “rivitalizzata”, permettendo allo spirito di un dio o di una persona di abitarla.
Affinché ciò funzionasse, per la gente dell'epoca, la statua doveva agire come un corpo vivente. Il naso era essenziale perché permetteva alla statua di respirare. Va da sé che se qualcuno rompeva il naso di una statua, lo spirito che l'abitava diventava impossibilitato a respirare. Chi rompeva il naso privava alla statua della possibilità di respirare, dunque di vivere. Il naso rotto è il danno più evidente perché siamo portati a osservare il volto, ma in alcune statue mancano anche le orecchie e le braccia: le prime venivano fatte fuori affinché non venissero ascoltate le preghiere; le seconde per far sì che la statua non potesse più presentare (o ricevere) offerte.
I nasi mancanti nelle statue dell'Antico Egitto
Quasi sempre il danneggiamento (rimozione) del naso e delle orecchie avveniva per conto dei nuovi sovrani, desiderosi di cancellare del tutto il potere dei loro rivali. Altre volte la colpa era dei ladri di tombe dell'epoca, che credevano che lo spirito del defunto potesse vendicarsi del suo gesto: rimuovendone il naso, aveva la certezza di "disattivare" il suo spirito vitale. Gli egittologi hanno studiato i danneggiamenti delle statue e scoperto che molto spesso erano causati da scalpelli, dunque colpi mirati e non accidentali. Lo studioso Edward Bleiberg del Brooklyn Museum ha confermato nel corso dei suoi studi, che secondo le credenze Egizie, la parte del corpo danneggiata della statua, pur essendo inanimata, non poteva più svolgere il suo ruolo.

Rompere il naso, dunque soffocare, era il modo più semplice per eliminare il potere vitale della figura rappresentata. Curiosità: quasi sempre a venire rimosso era il braccio sinistro, perché era quello che più spesso, nelle raffigurazioni, faceva fisicamente l'offerta agli dei. Insomma, una damnatio memoriae operata dai nuovi sovrano contro i vecchi, per stabilire con assoluta decisione il proprio potere e il proprio 'sorpasso' su chi aveva detenuto il potere in precedenza. Una parte minore di statue è stata danneggiata da crolli, riutilizzi, erosione del vento, terremoti o scavi poco accurati. Tuttavia, come spiegano gli studiosi, in presenza di un pattern sistematico (stesso tipo di colpo su entrambe le orecchie, ad esempio), è pressoché certo che sia stata opera di un essere umano che voleva 'eliminare' il potere della statua.
