L'isola europea dove le auto non esistono: ecco come ci si vive davvero

Immagina un posto dove non esistono automobili. Niente clacson, niente parcheggi, niente code al semaforo. Solo sentieri, biciclette e il rumore del vento tra gli alberi. Non è un'utopia: è Hydra, un'isola greca a due ore di traghetto da Atene, dove le auto sono vietate per legge dal 1956.

Come funziona un’isola senza motori

A Hydra ci si muove in tre modi: a piedi, in barca o a dorso d'asino. Non è una trovata turistica: è la vita quotidiana dei circa 2.000 residenti stabili. I muli e gli asini sono registrati all'anagrafe comunale, hanno un nome, un proprietario e un veterinario di riferimento. Sono loro che trasportano la spesa, i materiali da costruzione, i mobili e qualsiasi cosa non possa essere portata a mano.

Il porto è l'unico punto di arrivo e partenza. Non esistono strade asfaltate nell'entroterra, solo scalinate di pietra e sentieri sterrati che salgono verso le colline. Per raggiungere alcune case servono 20 minuti a piedi in salita. Se hai comprato un frigorifero, lo carica un mulo.

Perché le auto sono vietate

La legge del 1956 nacque per una ragione pratica: le strade dell'isola sono troppo strette per qualsiasi veicolo a motore. Ma nel tempo, il divieto è diventato una scelta identitaria. Negli anni '70, quando il turismo iniziò a crescere, ci furono pressioni per costruire strade e permettere almeno i motorini. I residenti si opposero con un referendum locale. Il risultato fu schiacciante: oltre l'85% votò per mantenere il divieto.

Da allora, l'isola ha resistito a ogni tentativo di modernizzazione motorizzata. L'unico mezzo a motore ammesso è il camion della raccolta rifiuti, che opera in un'area limitata del porto. I mezzi di emergenza, come l'ambulanza, sono delle barche attrezzate che raggiungono i pazienti via mare.

La vita quotidiana senza auto

Quello che sembra romantico da turista diventa una sfida per chi ci vive tutto l'anno. Fare la spesa significa pianificare con anticipo: i prodotti freschi arrivano due volte a settimana con il traghetto da Atene. Se il mare è mosso e il traghetto non parte, l'isola resta senza latte, frutta e verdura fresca.

Un residente di Hydra ha raccontato in un'intervista al Guardian che ricevere un pacco Amazon richiede in media 8 giorni, contro i 2 della terraferma. Il corriere arriva al porto del Pireo, poi deve aspettare il traghetto, poi qualcuno deve ritirarlo al porto di Hydra e portarlo a destinazione. A piedi o con un mulo.

Ma i vantaggi compensano. Il tasso di inquinamento atmosferico è praticamente zero. Non esistono incidenti stradali. I bambini giocano per strada senza pericolo. E il livello di rumore ambientale, misurato dall'Università di Atene nel 2021, è di 35 decibel di media, paragonabile a una biblioteca silenziosa.

L’isola degli artisti

Hydra ha una storia culturale che pochi conoscono. Negli anni '60, l'isola divenne il rifugio di artisti, scrittori e musicisti da tutto il mondo. Leonard Cohen ci visse dal 1960 al 1968, in una casa comprata per 1.500 dollari che oggi ne vale oltre 3 milioni. Fu lì che scrisse alcune delle sue canzoni più celebri e incontrò Marianne Ihlen, la donna che ispirò "So Long, Marianne".

Il pittore greco Nikos Chatzikyriakos-Ghika aveva il suo studio sull'isola. Quando la sua casa fu distrutta da un incendio nel 1961, artisti da tutto il mondo, tra cui Picasso e Henry Miller, contribuirono alla ricostruzione con donazioni e opere d'arte.

Ancora oggi, Hydra attira creativi che cercano il silenzio. Senza auto, senza TV via cavo per anni, senza la frenesia della vita moderna, l'isola costringe a rallentare. E per chi ha bisogno di pensare, scrivere o creare, quel silenzio vale più di qualsiasi comodità.

Un modello che l’Italia potrebbe copiare

In Italia esistono almeno una decina di isole minori dove il traffico automobilistico potrebbe essere eliminato senza conseguenze pratiche. Alicudi, nelle Eolie, di fatto è già car-free: ci vivono meno di 100 persone e ci si muove solo a piedi o a dorso di mulo. Ma a differenza di Hydra, non ha mai trasformato questa caratteristica in un'identità e un'attrazione.

Il caso di Hydra dimostra che rinunciare alle auto non significa tornare al Medioevo. Significa scegliere un modo diverso di vivere. E, a giudicare dai 500.000 turisti all'anno, sembra che a parecchia gente piaccia l'idea.

Lascia un commento