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In Italia esistono migliaia di borghi con meno di cento abitanti. La maggior parte sta morendo in silenzio, svuotata dall'emigrazione e dimenticata dalle istituzioni. Ma ce n'è uno che ha fatto il percorso inverso: Civita di Bagnoregio, in provincia di Viterbo, che con i suoi 11 residenti stabili attira oltre un milione di visitatori all'anno.
La città che muore (ma non muore mai)
La chiamano "la città che muore" da oltre un secolo. Il nome gliel'ha dato lo scrittore Bonaventura Tecchi negli anni '50, riferendosi all'erosione che ogni anno mangia qualche centimetro della rupe di tufo su cui è costruita. Eppure, nonostante il nome, Civita non è mai stata così viva.
Il borgo è raggiungibile solo attraverso un ponte pedonale di 300 metri sospeso nel vuoto. Sotto, la Valle dei Calanchi si apre come un paesaggio lunare, con gole e pinnacoli di argilla modellati da millenni di pioggia e vento. Non esistono auto, non esistono strade. Solo quel ponte e il silenzio.
Fino agli anni '90, Civita era praticamente abbandonata. Ci vivevano 6 persone, tutte over 70. Poi è successo qualcosa che nessuno aveva previsto: i turisti giapponesi l'hanno scoperta.
Perché il Giappone è impazzito per un borgo del Lazio
La storia è incredibile. Nel 1999, lo studio Ghibli di Hayao Miyazaki stava lavorando a "La città incantata", che sarebbe diventato il film d'animazione più visto nella storia del Giappone. Secondo diverse fonti e lo stesso regista, Civita di Bagnoregio fu tra le ispirazioni per le ambientazioni del film, insieme ad alcuni villaggi di montagna di Taiwan.
Da quel momento, il borgo è diventato meta di pellegrinaggio per i fan di Miyazaki. Nel 2019, prima della pandemia, i visitatori giapponesi rappresentavano il 18% del totale. Arrivavano con tour organizzati da Roma, fotografavano ogni angolo e tornavano indietro con lacrime agli occhi.
Il dato più sorprendente è che Civita guadagna più dal turismo di molti comuni con 10.000 abitanti. Dal 2017, per accedere al borgo si paga un biglietto di ingresso (5 euro nel 2026), che genera un incasso annuo di diversi milioni di euro. È stato il primo borgo italiano a introdurre un ticket d'ingresso, un'idea che all'epoca fece scandalo e che oggi viene copiata da decine di altri comuni.
I numeri dietro il miracolo
Con 11 residenti stabili, Civita ha un rapporto visitatori-abitanti di circa 90.000 a 1. Per capire la portata: Venezia, che tutti considerano sovraffollata, ha un rapporto di circa 40 a 1.
Le case che negli anni '80 venivano vendute per pochi milioni di lire oggi valgono centinaia di migliaia di euro. Alcune sono state acquistate da stranieri e trasformate in B&B di lusso con tariffe da 250 euro a notte. Un appartamento che nel 1995 costava l'equivalente di 15.000 euro oggi è valutato oltre 400.000.
Ma c'è un paradosso: nessuno ci vive davvero tutto l'anno. Gli 11 residenti ufficiali sono quasi tutti anziani. I proprietari delle case le usano come seconde abitazioni o come attività ricettive. D'inverno, quando i turisti spariscono, il borgo torna al suo silenzio originario.
Il problema che nessuno dice
La rupe continua a sgretolarsi. Ogni anno, le analisi geologiche registrano un arretramento del fronte tufaceo di circa 7 centimetri. Il Comune ha speso milioni in interventi di consolidamento, ma la natura dell'argilla dei calanchi rende ogni soluzione temporanea.
Un geologo dell'ISPRA ha dichiarato, in un rapporto del 2023, che al ritmo attuale alcune porzioni del borgo potrebbero diventare inaccessibili entro 50-80 anni. Non è allarmismo: è la stessa erosione che in 2.500 anni ha già cancellato i due terzi della Civita etrusca originaria.
Forse è proprio questo che rende il posto così speciale. La bellezza di qualcosa che sai che non durerà per sempre.
