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L'idea è semplice e irresistibile: compri una casa in un borgo italiano per 1 euro. Un euro. Meno di un caffè. La notizia ha fatto il giro del mondo decine di volte, alimentando il sogno di migliaia di stranieri e italiani. Ma cosa succede davvero dopo l'acquisto?
Perché vendono a 1 euro
I borghi che aderiscono a queste iniziative hanno tutti lo stesso problema: lo spopolamento. In Italia, secondo l'ISTAT, oltre 5.000 comuni hanno meno di 5.000 abitanti e molti di questi perdono popolazione ogni anno. Le case vuote si deteriorano, diventano pericolanti e il Comune è obbligato per legge a metterle in sicurezza. Costa meno regalarle che mantenerle.
Il primo a farlo fu Salemi, in Sicilia, nel 2008, sotto la guida del sindaco Vittorio Sgarbi. Da allora, oltre 30 comuni italiani hanno lanciato iniziative simili: Mussomeli, Sambuca di Sicilia, Zungoli, Ollolai in Sardegna, Cantiano nelle Marche, Pratola Peligna in Abruzzo.
Il meccanismo è sempre lo stesso: il Comune fa da intermediario tra il vecchio proprietario e il nuovo acquirente. La casa costa 1 euro, ma il resto no.
I costi che nessuno racconta
La prima sorpresa arriva subito: la cauzione. La maggior parte dei comuni chiede un deposito tra i 1.000 e i 5.000 euro come garanzia che l'acquirente inizierà i lavori di ristrutturazione entro un certo periodo, di solito 1-3 anni.
Poi ci sono i costi notarili: tra 2.000 e 3.500 euro per l'atto di compravendita. Le imposte di registro, catastali e ipotecarie aggiungono altri 1.000-2.000 euro.
Ma il vero costo è la ristrutturazione. Queste case sono abbandonate da decenni. Tetti crollati, muri umidi, impianti inesistenti. Secondo un'indagine del Sole 24 Ore, il costo medio di ristrutturazione di una casa da 1 euro si aggira tra i 50.000 e i 150.000 euro, a seconda delle dimensioni e delle condizioni.
Un americano che ha comprato una casa a Mussomeli nel 2019 ha documentato tutto su YouTube. Il suo budget iniziale era di 20.000 euro. Ha finito per spenderne oltre 80.000. "La casa costava un euro, ma il tetto costava trentamila," ha commentato.
Le storie di chi ce l’ha fatta
Non tutti i casi finiscono male. Mussomeli, un borgo di 10.000 abitanti in provincia di Caltanissetta, è diventato il caso di studio più citato. Dal 2019, ha venduto oltre 200 case a 1 euro, attirando acquirenti da 28 Paesi diversi. Molti hanno completato i lavori e oggi ci vivono stabilmente.
Una coppia svizzera ha trasformato una casa di 90 mq in un B&B che oggi fattura 35.000 euro l'anno. Un pensionato belga ha ristrutturato due case contigue e ci ha trasferito la famiglia. Una designer americana ha comprato tre case e le ha trasformate in uno studio d'arte con residenza.
Il Comune stima che l'iniziativa abbia portato oltre 10 milioni di euro di investimenti privati nel borgo in cinque anni.
Le trappole da evitare
Ci sono alcuni problemi che gli articoli entusiastici non menzionano mai. Il primo: la burocrazia. Ottenere i permessi di ristrutturazione in un centro storico vincolato dalla Soprintendenza può richiedere mesi, a volte anni. Non puoi cambiare le finestre, il colore della facciata o i materiali del tetto senza autorizzazione.
Il secondo: i vincoli contrattuali. Se non completi i lavori entro il termine stabilito, perdi la cauzione e in alcuni casi anche la casa. Un avvocato specializzato in diritto immobiliare ha raccontato al Corriere della Sera di aver seguito almeno 15 casi di acquirenti che hanno perso tutto perché non riuscivano a trovare imprese edili disponibili nella zona.
Il terzo: l'isolamento. Molti di questi borghi non hanno un supermercato, una farmacia o un medico. Il più vicino può essere a 30-40 minuti di auto. Per chi arriva dall'estero con l'idea di una vita bucolica, la realtà può essere molto diversa dal sogno.
Una casa a 1 euro è un'opportunità reale. Ma come tutte le occasioni troppo belle per essere vere, richiede ricerca, budget e pazienza. Soprattutto pazienza.
