Il Perù ha reintrodotto l’obbligo di iscrizione al registro militare per tutti i giovani che compiono 17 anni. Chi non si registra entro i termini previsti dalla legge rischia una sanzione economica. La misura, entrata in vigore con il Decreto Supremo N.° 018-2025-DE pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale peruviana (El Peruano) il 1° gennaio 2026, ha riacceso il dibattito sulla leva militare in tutto il Sudamerica.
La nuova regola peruviana: registrarsi o pagare
In base alla nuova normativa, che modifica il regolamento della Ley N.° 29248 sul servizio militare, tutti i ragazzi e le ragazze che compiono 17 anni nel corso del 2026 devono iscriversi al Registro Militar presso una delle sedi dell’Esercito, della Marina o dell’Aeronautica. L’iscrizione è gratuita e deve essere completata prima del compimento dei 18 anni. Per chi ottiene il documento d’identità per adulti nel corso dell’anno, il termine è di 90 giorni dalla data di rilascio.
Come riportato da Infobae e El Comercio, chi non adempie all’obbligo viene classificato come “omiso” (inadempiente) e riceve una multa pari al 5% della UIT (Unidad Impositiva Tributaria), l’unità fiscale di riferimento in Perù. Per il 2026 l’importo corrisponde a circa 275 soles, equivalenti a poco meno di 70 euro.
Un dettaglio importante: iscriversi non significa arruolarsi. L’obbligo riguarda esclusivamente la registrazione in un database amministrativo. Lo Stato peruviano vuole mantenere aggiornato il censimento dei cittadini in età militare, ma il servizio militare vero e proprio resta volontario e dura circa 12 mesi. Chi decide di prestare servizio in caserma viene esentato dalla multa e ha diritto a vitto, alloggio, assistenza medica e accesso a borse di studio. La misura si applica senza distinzione di genere, e anche i peruviani all’estero devono registrarsi presso i consolati. Secondo i dati ufficiali, dopo l’entrata in vigore della norma le iscrizioni giornaliere sono passate da 50 a oltre 300.
Non solo Perù: dove la leva è ancora obbligatoria nel mondo
Il caso peruviano non è un’eccezione. Nel mondo sono circa 85 i paesi che prevedono una qualche forma di servizio militare obbligatorio, anche se le modalità variano enormemente.
In Europa, la tendenza degli ultimi anni è un ritorno alla coscrizione, spinta dal conflitto in Ucraina. Attualmente la leva è in vigore in una decina di paesi europei, tra cui Finlandia, Grecia, Austria, Danimarca, Norvegia e Svezia. La Croazia l’ha reintrodotta a fine 2025, mentre la Germania, dal 1° gennaio 2026, ha iniziato a inviare questionari a oltre 40.000 diciottenni per valutarne la disponibilità al servizio.
Fuori dall’Europa, i casi più noti sono quelli di Israele e Corea del Sud. In Israele il servizio è obbligatorio per uomini (32 mesi) e donne (24 mesi): è uno dei pochissimi paesi al mondo a chiamare alle armi entrambi i sessi. In Corea del Sud, tutti gli uomini tra i 18 e i 35 anni devono servire dai 18 ai 21 mesi a seconda del corpo militare.
Proprio dalla Corea del Sud arrivano le curiosità più sorprendenti. Gli atleti che vincono una medaglia olimpica o un oro ai Giochi Asiatici ottengono l’esenzione dalla leva, una regola che trasforma le competizioni sportive in una questione quasi esistenziale per i giovani coreani. Chi si dichiara obiettore di coscienza può evitare la divisa, ma deve prestare 36 mesi di servizio alternativo in strutture penitenziarie. All’estremo opposto c’è la Corea del Nord, dove il servizio militare può durare fino a 10 anni, il più lungo al mondo.
E l’Italia? Il nostro paese ha sospeso la leva obbligatoria nel 2004 con la legge Martino, passando a un esercito interamente professionale. Il tema torna ciclicamente nel dibattito pubblico, soprattutto alla luce delle recenti tensioni internazionali, ma per ora i giovani italiani possono stare tranquilli.
