L'India vuole schierare serpenti velenosi e coccodrilli al confine: il piano che sembra un film

Sembra la trama di un film di serie B, e invece è un piano che il governo indiano sta valutando seriamente. L'idea è questa: rilasciare serpenti velenosi e coccodrilli lungo il confine con il Bangladesh per creare una "barriera biologica" contro l'immigrazione clandestina.

Il problema dei 175 chilometri senza recinzione

L'India ha investito miliardi nella costruzione di recinzioni lungo il confine con il Bangladesh, che si estende per quasi 4.100 chilometri. Ma circa il 20% di questa frontiera è ancora privo di barriere fisiche. Il motivo è il terreno: fiumi che cambiano corso con le alluvioni, paludi che si spostano con le stagioni e zone acquitrinose dove qualsiasi struttura verrebbe spazzata via in pochi mesi.

Di questi tratti scoperti, circa 175 chilometri sono considerati impossibili da recintare con mezzi convenzionali. È qui che entra in gioco l'idea dei rettili.

Come è nato il piano

All'inizio di febbraio 2026, il direttore generale della Border Security Force (BSF), Praveen Kumar, ha presieduto una riunione interna per discutere soluzioni alternative per i tratti di confine non recintabili. Il 26 marzo, un comunicato interno del quartier generale della BSF ha chiesto alle unità sul campo di valutare la fattibilità operativa del rilascio di predatori nei corsi d'acqua lungo il confine.

Il piano prevede la concentrazione di coccodrilli e serpenti velenosi nelle aree fluviali che i migranti attraversano a nuoto o con imbarcazioni di fortuna. L'obiettivo dichiarato è creare un deterrente naturale che renda il passaggio troppo rischioso.

Le reazioni degli esperti

I biologi della fauna selvatica hanno accolto la proposta con un misto di incredulità e preoccupazione. Il problema principale è semplice: i coccodrilli e i serpenti non obbediscono agli ordini.

Gli esperti di fauna selvatica hanno avvertito che concentrare predatori in zone specifiche potrebbe sconvolgere gli ecosistemi locali e creare pericoli gravissimi per le comunità che vivono lungo il confine, su entrambi i lati. Un coccodrillo non distingue tra un migrante e un pescatore locale. Un serpente velenoso non si ferma al confine di stato.

C'è poi un problema logistico non banale: i coccodrilli si spostano. Un coccodrillo d'acqua salata può percorrere fino a 50 chilometri al giorno e non ha alcuna ragione per restare nella zona designata. Le inondazioni monsoniche, frequentissime in quella regione, spazzerebbero via qualsiasi concentrazione artificiale di animali in poche ore.

Non è la prima volta che qualcuno ci pensa

L'idea di usare animali come arma di difesa non è nuova. Durante la Seconda Guerra Mondiale, gli Stati Uniti svilupparono il "Project X-Ray": bombe incendiarie legate a pipistrelli da rilasciare sul Giappone. Il progetto fu abbandonato dopo che i pipistrelli fuggirono durante un test e incendiarono una base militare americana nel New Mexico.

Nel 2011, la Corea del Nord installò mine antiuomo travestite da sassi lungo il confine con la Corea del Sud, ma non risulta abbia mai usato animali vivi. Nel 2015, circolò la notizia, mai confermata, che l'ISIS avesse addestrato scorpioni come arma biologica in Iraq.

Il caso più simile a quello indiano è quello dell'Australia, che negli anni '50 introdusse il virus della mixomatosi per controllare la popolazione di conigli. Funzionò, ma i conigli svilupparono resistenza al virus nel giro di un decennio, e il problema tornò peggiore di prima.

Le alternative che funzionano davvero

Mentre il piano dei rettili resta in fase di valutazione, l'India sta già utilizzando tecnologie più convenzionali nei tratti di confine difficili: droni di sorveglianza, telecamere a infrarossi, sensori di movimento e radar. Strumenti che, a differenza dei coccodrilli, non mangiano i pescatori locali e non scappano durante i monsoni.

La proposta è ancora ufficialmente "sotto revisione". Ma il fatto stesso che sia stata messa per iscritto e inviata alle unità operative dice molto su quanto sia seria la preoccupazione dell'India per quei 175 chilometri senza recinzione.

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