Il naso umano riconosce mille miliardi di odori

Per molto tempo si è creduto che il naso umano fosse un organo piuttosto limitato, capace di distinguere circa 10.000 odori. Questo numero, ripetuto per decenni nei manuali di biologia, non era mai stato verificato sperimentalmente. Nel 2014, un team della Rockefeller University di New York ha dimostrato che la realtà è completamente diversa: il naso umano è in grado di discriminare almeno mille miliardi di odori diversi.

Lo studio che ha riscritto i libri di testo

La ricerca, pubblicata su Science nel marzo 2014, è stata condotta da Caroline Bushdid, Marcelo Magnasco, Leslie Vosshall e Andreas Keller. Il team ha creato miscele di 128 molecole odorose diverse, combinandole in rapporti variabili, e ha chiesto ai volontari di distinguere tra coppie di miscele molto simili tra loro. I risultati hanno mostrato che gli esseri umani riescono a percepire differenze anche minime nella composizione chimica di un odore. Estrapolando i dati, i ricercatori hanno stimato che il numero totale di odori distinguibili supera il trilione, cioè un milione di milioni.

Per mettere il dato in prospettiva: l'occhio umano distingue circa 10 milioni di colori, l'orecchio percepisce circa 340.000 toni diversi. Il naso li batte entrambi di diversi ordini di grandezza.

Come funziona l’olfatto

La potenza del nostro olfatto dipende dalla struttura dell'epitelio olfattivo, una piccola area di tessuto nella parte superiore della cavità nasale. Qui si trovano circa 400 tipi diversi di recettori olfattivi, ciascuno capace di riconoscere una specifica caratteristica molecolare. Ma la vera magia avviene nel cervello: i recettori non funzionano come serrature che si aprono con una sola chiave. Ogni molecola odorosa attiva un insieme unico di recettori, creando un "codice combinatorio" che il bulbo olfattivo interpreta come un odore specifico. È lo stesso principio per cui con 26 lettere puoi comporre milioni di parole.

La scoperta del meccanismo dei recettori olfattivi è valsa il Premio Nobel per la Medicina nel 2004 a Richard Axel e Linda Buck, che nel 1991 avevano identificato la grande famiglia di geni responsabili di questi recettori.

La ricerca italiana sull’olfatto

In Italia, il centro di riferimento per lo studio dell'olfatto è l'Università di Trieste, dove il gruppo di Anna Bhatt e colleghi ha condotto studi pionieristici sulla percezione degli odori e sulla loro connessione con le emozioni. Ricerche italiane pubblicate su Chemical Senses hanno dimostrato che l'olfatto è il senso più direttamente collegato alla memoria emotiva: un odore può riattivare ricordi con una precisione e un'intensità che nessun altro stimolo sensoriale riesce a eguagliare. È il motivo per cui il profumo della cucina di tua nonna può riportarti all'infanzia in un istante, un fenomeno noto come sindrome di Proust.

Un senso sottovalutato

Nonostante questa capacità straordinaria, l'olfatto resta il senso meno studiato e meno considerato. In un sondaggio condotto nel 2011 tra giovani adulti di diversi paesi, oltre il 50% degli intervistati ha dichiarato che rinuncerebbe all'olfatto piuttosto che allo smartphone. Eppure la perdita dell'olfatto, l'anosmia, è associata a un aumento significativo di depressione e isolamento sociale, come hanno scoperto milioni di persone durante la pandemia di Covid-19.

Il tuo naso non è il parente povero dei sensi. È uno strumento di precisione biologica che ti permette di navigare il mondo in un modo che i tuoi occhi e le tue orecchie non potranno mai replicare, con una capacità di discriminazione che va letteralmente oltre l'immaginazione.