Sigarette più care di 5 euro: la proposta di legge ha già 40mila firme

Un pacchetto di sigarette più caro di 5 euro, con il ricavato destinato alla sanità pubblica e alle cure oncologiche. È la proposta al centro della campagna "5 euro contro il fumo", che in poco più di tre mesi ha raccolto 40mila firme, l'80% delle 50mila necessarie per presentare un disegno di legge d'iniziativa popolare in Parlamento. L'iniziativa è promossa da AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), Fondazione AIRC, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione AIOM.

Come funziona la proposta sull’accisa

L'idea è imporre per legge un'accisa fissa e aggiuntiva di cinque euro su tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina: non soltanto le sigarette tradizionali, ma anche le e-cig e i prodotti a tabacco riscaldato. Possono firmare tutti i cittadini maggiorenni attraverso la piattaforma del Ministero della Giustizia, utilizzando SPID, CIE o CNS. La campagna ha già ottenuto il supporto di 52 società scientifiche e istituzioni e di 30 associazioni e fondazioni.

Il duplice obiettivo è chiaro: scoraggiare l'acquisto, soprattutto fra adolescenti e giovani adulti, e generare nuove entrate fiscali da reinvestire nel Servizio sanitario nazionale, in particolare nelle cure oncologiche e nella gestione delle patologie croniche. Secondo le stime dei promotori, un aumento di cinque euro può determinare nel medio periodo una riduzione del consumo complessivo del 37%, con un conseguente calo dell'incidenza delle malattie correlate al tabagismo.

I numeri del fumo in Italia

In Italia fumano circa 10 milioni di persone e ogni anno il tabacco causa una media di 93mila decessi. Le patologie provocate da questa abitudine generano costi diretti e indiretti pari a 26 miliardi di euro. Numeri che non sono cambiati di molto nonostante i rincari degli ultimi mesi e l'inflazione che ha colpito anche gli scaffali dei tabaccai.

A preoccupare gli esperti è soprattutto la diffusione fra i più giovani. L'incidenza del tumore al polmone, in particolare, racconta una trasformazione sociale: tra le donne, dal 2003 al 2017, si è registrato un incremento dell'84,3%, segno che il vizio del fumo, una volta quasi esclusivo degli uomini, ha cambiato profilo anagrafico e di genere.

Il boom di sigarette elettroniche e tabacco riscaldato

In quattro anni l'uso della sigaretta elettronica e dei prodotti a tabacco riscaldato non bruciato è quasi raddoppiato, passando dal 3,9% del 2021 al 7,4% del 2025. Il fenomeno è particolarmente accentuato nella fascia 18-34 anni, dove il consumo arriva al 16,5%, mentre scende progressivamente nelle età successive fino all'1,4% degli over 65.

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Anche un recente report della Commissione Europea ha lanciato l'allarme: un giovane su cinque inizia proprio dai nuovi prodotti a base di nicotina. Significa che i dispositivi presentati come moderni o "alternativi" non sono una via d'uscita dal fumo, ma spesso il primo ingresso nella dipendenza. Politiche restrittive di altro tipo, come quelle adottate in alcune zone dell'Australia dove l'alcol è totalmente illegale, dimostrano come l'intervento legislativo possa incidere concretamente sui consumi.

Il falso mito del prodotto “meno dannoso”

Le sigarette elettroniche e il tabacco riscaldato vengono spesso percepiti come opzioni più sicure o utili a smettere. I dati raccontano un'altra storia. "I dispositivi elettronici non rappresentano una scelta verso l'abbandono, ma piuttosto l'occasione per un uso congiunto dei diversi prodotti", spiegano AIOM e Fondazione AIRC. La maggior parte di chi svapa, in altre parole, continua a fumare anche le sigarette tradizionali, moltiplicando l'esposizione e complicando il quadro di rischio.

Una revisione della letteratura scientifica pubblicata sulla rivista Carcinogenesis da ricercatori dell'Università del Nuovo Galles del Sud, a Sydney, ha analizzato gli studi disponibili tra il 2017 e il 2025. In un esperimento sui topi, l'esposizione all'aerosol delle e-cig ha indotto un carcinoma polmonare nel 22,5% degli animali. Sui dati epidemiologici umani, la combinazione di sigarette tradizionali ed elettroniche quadruplica il rischio di cancro ai polmoni rispetto al solo consumo di sigarette tradizionali. Il dato si conferma anche fra i pazienti under 50.

L’appello dello sport: la voce di Ivan Basso

Alla campagna ha aderito anche Ivan Basso, due volte vincitore del Giro d'Italia (2006 e 2010) e oggi dirigente sportivo, che nel 2015 ha affrontato un tumore ai testicoli. "Da sportivo e da ex paziente oncologico non posso che aiutare un'iniziativa che reputo davvero importante e che va nell'interesse di tutti", ha dichiarato. "Un ciclista sa davvero quanto sia importante respirare bene e tutelare il nostro apparato respiratorio".

Basso ha sottolineato anche il valore di esempio degli atleti: "Aumentare il prezzo delle sigarette è un ottimo disincentivo, soprattutto per gli adolescenti e i giovani adulti. È quanto già successo in altri Paesi europei dove l'incremento del costo delle sigarette ha portato a un calo dei consumi". Il riferimento al ciclismo femminile in crescita serve al campione per ribadire un altro punto: i messaggi di prevenzione devono raggiungere anche le donne, fascia in cui il tabagismo continua purtroppo ad aumentare.