Venus Williams al Met Gala 2026: l'abito cita il suo ritratto allo Smithsonian

Venus Williams è arrivata al Met Gala 2026 in veste di co-chair, scegliendo un abito scintillante che traduce sul red carpet il suo ritratto custodito alla National Portrait Gallery dello Smithsonian. Un omaggio diretto alla famiglia, alle origini e al tennis, costruito attorno a una collana esagerata che riprende quella del dipinto "The Double Venus" realizzato dall'artista Robert Pruitt.

La tennista ha raccontato di aver vissuto questa edizione con una pressione diversa rispetto al passato. Se nelle precedenti partecipazioni si era affidata interamente alla visione dei designer, stavolta ha voluto controllare ogni dettaglio: dalla scelta del tessuto al taglio, fino alla resa del gioiello centrale. Il tema "Fashion Is Art" le ha permesso di trasformare il proprio corpo in citazione vivente di un'opera che già la rappresenta. "My body of work uses my body", ha detto ridendo davanti alle telecamere di Vogue durante la preparazione.

Il punto di partenza è stato il ritratto firmato da Pruitt e oggi parte della collezione del museo di Washington. Dall'opera è stata estratta soprattutto la collana monumentale, reinterpretata in chiave red carpet dalla designer Giovanna, che ha lavorato con pietre simboliche di forza e cristalli a cascata. "Lei contiene moltitudini, è in costante evoluzione", ha spiegato la stilista descrivendo l'oggetto centrale del look. La collana richiama il padre di Venus, le sue origini, il percorso familiare che ha portato lei e la sorella Serena ai vertici del tennis mondiale.

Il glam team ha lavorato per giorni: oltre otto ore di prove tra capelli e trucco. Lo stylist Ronald Burton III ha guidato il progetto, mentre l'hairstylist Jawara Wauchope ha optato per un raccolto voluminoso con dettaglio a treccia e cristalli Swarovski applicati. La make-up artist Karina Milan ha scelto uno smokey eye con tocchi di sparkle nell'angolo interno dell'occhio, definendolo l'opzione più "timeless". La manicure è stata firmata da Gina Edwards.

Williams ha utilizzato la serata anche come piattaforma per una causa precisa: il fatto che soltanto il 6% della ricerca scientifica nel settore sportivo sia dedicato alle donne. Tutti i gioielli indossati richiamavano simbolicamente quel numero, ribattezzati "6% jewelry". L'obiettivo dichiarato è portare l'attenzione sul tema e spingere verso una rappresentazione paritaria delle atlete negli studi di sports science.

Sul tappeto rosso del Metropolitan Museum non era sola. Con lei c'era Harry, al suo primo Met Gala, vestito in coordinato con i genitori e nominato anch'esso "body of science ambassador" con il proprio charm dedicato al 6%. Il momento dello scatto in famiglia, con i fotografi che chiamavano il bambino sul red carpet, è stato uno dei passaggi più documentati della preparazione filmata da Vogue tra il Mark Hotel e il Lowell Hotel di New York.

La serata di lunedì 4 maggio ha visto Williams inserirsi in un parterre di co-chair e ospiti che hanno interpretato il dress code "Fashion Is Art" attraverso citazioni dirette alla storia dell'arte. Tra le interpretazioni più discusse, Madonna in Saint Laurent ispirata a Leonora Carrington, Kendall Jenner in Gap by Zac Posen che ha richiamato la Nike di Samotracia, Hunter Schafer in Prada con riferimento al dipinto "Mäda Primavesi" di Gustav Klimt, e Lauren Sánchez Bezos in Schiaparelli con citazione a "Madame X" di John Singer Sargent.

Williams ha raccontato anche il dietro le quinte di una serata che descrive come una maratona logistica: orari di arrivo scaglionati, lunghe camminate verso i tavoli, scarpe spesso scomode, cocktail hour in cui difficilmente si riesce a visitare la mostra. Lo scorso anno, ha rivelato, ha incrociato Diana Ross senza osare avvicinarsi davvero, limitandosi a un "Oh my gosh, I love you" da fan. Il dopo cena, come da tradizione, si sposta sulle after party, dove i gruppi dei vari designer si ricompongono.

Il messaggio finale, oltre alla questione della ricerca scientifica al femminile, è quello di una continuità tra arte, sport e identità personale. Il ritratto di Pruitt, intitolato "The Double Venus", aveva già fissato l'iconografia: due figure speculari, gioielli rituali, riferimenti alle radici afroamericane. Riportare quella visione sui gradini del Met significa per Williams chiudere un cerchio tra il tennis che l'ha resa una leggenda dello sport, la sua presenza crescente nel mondo della moda e il ruolo di ambasciatrice di battaglie civili, in una stagione in cui anche il dialogo tra archivio e reinterpretazione contemporanea sta ridefinendo il linguaggio del red carpet. La frase pronunciata in chiusura, "No tennis. Just clothes", suona come un piccolo manifesto di questa nuova fase pubblica.

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