Nessuno degli articoli disponibili (moda, gossip, fiction TV) è pertinente al contesto di questo articolo sul concept BMW Alpina. Restituisco quindi il testo invariato.
Venerdì 15 maggio, sulle rive del Lago di Como, BMW Alpina alzerà il velo sulla Vision BMW Alpina al Concorso d’Eleganza Villa d’Este. È il primo concept ufficiale del marchio bavarese da quando, nel gennaio scorso, è diventato a tutti gli effetti un sub-brand del gruppo BMW, dopo l’acquisizione formalizzata nel 2022. Un debutto che segna anche un riposizionamento strategico: Alpina si collocherà appena al di sotto di Rolls-Royce nel portfolio della Casa di Monaco, andando a competere direttamente con Maybach e Bentley.
Il teaser diffuso dall’azienda mostra una silhouette riflessa sulle vette alpine, accompagnata solo da una traccia musicale senza alcun suono di motore. La sagoma lascia intravedere una grande coupé dal taglio fastback, con un frontale squadrato e una superficie vetrata generosa. Le proporzioni richiamano il territorio della Serie 8, ma non sembrano derivare da nessun modello attualmente in produzione. Le firme luminose anteriore e posteriore appaiono inedite, suggerendo un linguaggio stilistico riservato esclusivamente ai futuri modelli Alpina.

Dietro al progetto ci sono due nomi che spiegano molto delle ambizioni del marchio. **Max Missoni** è entrato nell’organizzazione design di BMW come responsabile del design Middle, Luxury Class e Alpina, e la Vision BMW Alpina è il primo lavoro pubblico in cui la sua mano diventa visibile. Accanto a lui opera **Alex Innes**, ex designer della divisione Coachbuild di Rolls-Royce, l’uomo dietro a oggetti fuori da qualsiasi logica industriale come la Boat Tail e la La Rose Noire Droptail. Innes è entrato nel team Alpina nel 2024 e, sebbene BMW non abbia confermato ufficialmente il suo ruolo specifico in questo progetto, la coincidenza è difficile da ignorare.
Sul fronte dei modelli di serie che potrebbero nascere da questa visione, le indiscrezioni puntano su versioni profondamente rielaborate della **Serie 7** e della **X7**. Si tratterebbe di vetture estremamente costose ed equipaggiate, riprogettate al punto da meritare denominazioni completamente differenti rispetto ai modelli BMW di partenza. Una strategia che ricorda, su scala diversa, quanto già fatto con operazioni a tiratura limitata come la 3.0 CSL derivata dalla M4 o la Skytop nata dalla M8, ma applicata con volumi maggiori per costruire un’offerta stabile nel segmento ultra-luxury.
Joachim Post, responsabile R&D del gruppo BMW, ha tracciato la rotta con poche parole: il marchio “parlerà non di sport ma di velocità, comfort e lusso”, in continuità con la propria tradizione. Sarà qualcosa di “completamente diverso dal livello che altri apprezzano nelle vetture M, ovvero la performance pura”. L’email inviata ai clienti descrive la Vision come una “composizione di raffinatezza, prestazioni e comfort”, tre parole che a Buchloe hanno significato per decenni pelle cucita a mano, motori dalle cifre tonde e una qualità di marcia capace di convivere con velocità autostradali sostenute.
La scelta della cornice non è casuale. Villa d’Este non è un salone dell’auto, non è un evento stampa convenzionale: è il luogo dove un’automobile viene valutata prima sul piano estetico e poi su quello tecnico. Presentare lì il primo concept della nuova era significa chiedere di essere giudicati per la bellezza dell’oggetto, non per la scheda tecnica. Una mossa coerente con la posizione che Alpina vuole occupare sul mercato.
Restano aperte alcune domande sostanziali. La formula storica del marchio, fatta di personalizzazione spinta, materiali pregiati e numeri di motore arrotondati, sopravviverà intatta sotto il controllo diretto di Monaco? I clienti storici se lo chiedono dal momento dell’annuncio dell’acquisizione, e la risposta arriverà solo quando i primi modelli di serie raggiungeranno i concessionari. Nel frattempo, BMW ha già anticipato che Alpina punterà fortemente sulla personalizzazione, con un ventaglio ampio di opzioni e una particolare attenzione alla qualità dei materiali, in chiave alternativa al posizionamento sportivo della divisione M.
Il fatto che le firme luminose appaiano completamente inedite suggerisce un livello di differenziazione mai visto prima per le Alpina. Le vetture storiche del marchio, dalla B3 basata sulla Serie 3 alle B5 e B7, si distinguevano per dettagli sottili: cerchi multirazza, kit aerodinamici discreti, modifiche meccaniche profonde ma estetica vicina al donor BMW. Con la Vision sembra che la strategia cambi radicalmente, aprendo la strada a carrozzerie bespoke che potrebbero anche non condividere alcun pannello visibile con i modelli base. Sarebbe una prima assoluta per il marchio di Buchloe, che nella sua storia ha sempre lavorato su piattaforme di grande serie senza mai sviluppare vetture totalmente proprie.
Il 15 maggio si capirà se le voci che parlano di una delle automobili più belle mai mostrate da BMW negli ultimi anni troveranno conferma. La sbarra, davanti a un secolo di storia automobilistica schierata intorno al lago, è particolarmente alta.
