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Gaia Comino è una content creator italiana che da qualche anno vive a Buenos Aires, capitale dell’Argentina, perché il suo fidanzato è argentino. Eppure, anche in un paese così legato all’Italia per via delle emigrazioni di massa del secolo scorso, le differenze non mancano. Anzi, alcune abitudini locali l’hanno davvero spiazzata.
Il bidet argentino: stesso nome, uso diverso
Il primo impatto con la casa argentina? Il bagno. O meglio, il bidet. In Argentina c’è, e questo sorprende molti europei, ma non è proprio come quello italiano. Gaia spiega: “Il getto d’acqua parte dal centro, come una fontana. Per certe situazioni è comodo, ma se vuoi usare il detergente o lavarti come si fa in Italia... meglio la doccia”. Parole indirette, non difficili da interpretare. Il bidet argentino è un piccolo simbolo delle differenze culturali tra due paesi tanto simili quanto diversi. E chi è cresciuto con l’idea del bidet “tradizionale” fa un po’ fatica ad adattarsi a questa versione.

Saluti con bacio, non con la mano
La seconda stranezza arriva al primo incontro. In Argentina, quando si conosce una persona, si saluta con un bacio sulla guancia. Uno solo, da destra verso sinistra. “All’inizio mi veniva da stringere la mano, poi restavo a mezz’aria mentre l’altro si avvicinava per baciarmi”, racconta ridendo. “Mi ci è voluto un po’ per capire il ritmo e il lato giusto.” Questo tipo di contatto fisico, caloroso e diretto, è molto comune nella cultura argentina, che mette al centro il corpo e la vicinanza, anche tra sconosciuti. Per un’italiana abituata a più formalità all’inizio è spiazzante, ma poi diventa la nuova normalità.
Giornata tipo? Tutto slittato in avanti
Se in Italia il panificio apre prima delle 7 e la cena si fa alle 20, in Argentina tutto è spostato in avanti. “Il panificio sotto casa apre alle 8. I pasti principali iniziano tardi. Pranzano alle 14, cenano alle 21:30 o anche più tardi. Per una vecchia dentro come me non è il massimo”, racconta Gaia. Un ritmo che richiede un periodo di adattamento per chi arriva dal Nord Italia, meno difficile invece per i meridionali.
Al ristorante si beve tutto, tranne l’acqua
Un’altra sorpresa? L’acqua minerale, o meglio, la sua assenza. “Quando vado a cena fuori, sono quasi sempre l’unica a ordinare acqua. Tutti prendono Coca-Cola, Sprite, oppure acqua frizzante aromatizzata”, spiega Gaia. In Argentina le bibite gassate sono la normalità. Anche a pranzo. La preferenza per le bevande zuccherate fa parte di un’abitudine diffusa, che spinge molti locali a proporre menu fissi dove la bibita è inclusa. E chi vuole solo acqua spesso paga comunque di più.
Contanti? Sconto garantito, ma non senza rischi
Il tema denaro in Argentina è delicato. Ma anche curioso. Gaia ha scoperto una prassi che in Italia sarebbe praticamente illegale: “Se paghi in contanti o fai un bonifico istantaneo, ottieni uno sconto tra il 10% e il 20%. Succede nei negozi, nei ristoranti, persino nei centri estetici". Un modo per evitare commissioni, ma anche per muovere il denaro più velocemente.
I pesos argentini però non aiutano: “Le banconote sono grandi, scomode da tenere nel portafoglio e valgono pochissimo. Mille pesos oggi sono meno di un euro. Per questo, nonostante lo sconto, molte persone evitano di portare troppi contanti con sé. Le città non sono tutte sicure, e la prudenza è d’obbligo”. Questa dinamica ha creato un’economia parallela fatta di pagamenti istantanei e contanti che convivono con carte e app, ma con regole tutte argentine. E per chi arriva da fuori, come Gaia, serve tempo per orientarsi. L'inflazione colpisce duro, come dimostra l'esperienza di due content creator in un supermercato argentino.
