Esistono diverse religioni che vietano il consumo di carne, ma ce n'è una che va oltre, allargandosi a cipolle, aglio e patate.
Praticamente chiunque sa che l’Islam vieta ai propri fedeli di consumare carne di maiale, considerando questo animale impuro. Chiaramente sono vietati anche tutti gli alimenti derivati dalla carne di suino (sugna, gelatine e derivati). Altrettanto noto è il divieto di consumare alcolici poiché il fedele dev’essere sempre mentalmente lucido e capace di prendere decisioni ponderate. È vietato altresì il consumo di sangue animale, così come quello di animali dotati di zanne o artigli, così come i rettili. La carne degli animali ‘Halal’ (lecito) dev’essere comunque consumata seguendo un rito preciso, ovvero solo da bestie a cui è stata recisa la giugulare.
L’Ebraismo ha diverse similitudini: anche i suoi fedeli non possono consumare carne di maiale, ma il divieto si estende anche a conigli e cammelli. Neppure il pesce può essere consumato senza seguire delle regole: sono permessi sono quelli che hanno sia pinne che squame, mentre sono vietati crostacei, molluschi, anguille o pesce spada. Ancora più singolare, agli occhi di un non-ebreo, il divieto di mischiare carne e latte nello stesso piatto; i più ortodossi usano perfino stoviglie separate quando li cucinano singolarmente per evitare contaminazioni. Come nell’Islam, sono vietati il sangue animale e gli uccelli rapaci, in particolare i predatori. Non è neppure consentito mangiare il nervo sciatico di qualsivoglia animale. Appare evidente che due delle tre religioni monoteiste più seguite al mondo limitino sensibilmente il consumo di carne animale. Eppure esiste una religione che vieta di mangiare cipolle, patate e aglio.
La religione che vieta il consumo di cipolle, patate e aglio
Il content creator fahim.explains ha spiegato perché il Giainismo – religione che conta tra gli 8 e i 10 milioni di fedeli principalmente nel subcontinente indiano – impone questo divieto che, a primo impatto, può sembrare bizzarro. “Questa religione vieta di consumare qualsiasi alimento che sia cresciuto sotto terra. Non c’entra la salute ma un concetto portato all’estremo”. Il Gianismo è nato nell’ottavo secolo a.C. in India da un insegnante di nome Mahavira, che volle ribellarsi ai continui sacrifici animali e al sistema delle caste così radicati nell’Induismo. “Non è una religione molto popolare: oggi conta tra gli 8 e i 10 milioni di seguaci, ma sono persone estremamente determinate a seguirne gli insegnamenti”.

Il principio chiave si chiama ‘Ahimsa’, ovvero “non violenza estrema”, non solo verso gli esseri umani e gli animali ma verso ogni forma di vita. “Evitano di uccidere insetti e alcuni monaci mettono le mascherine all’esterno per evitare di inalarli inavvertitamente”, spiega l’autore del video. Ma cosa c’entrano le patate, le cipolle e l’aglio? “Se tu prendi una mela dall’albero, la pianta continuerà a vivere. Mentre se rimuovi cipolle, patate o aglio da sotto terra, hai eliminato una vita”. Non solo: i gianisti credono che radici e bulbi, crescendo sottoterra, ‘ospitino’ una quantità enorme di microrganismi. Sradicarle causerebbe uno ‘sterminio’ dal loro punto di vista. Non a caso, i seguaci di questa religione non consumano neppure funghi o frutta con molti semi, come i fichi. “Molte persone non riuscirebbero a rispettare queste regole per una giornata, i seguaci del Gianismo lo fanno per una vita intera”, è la conclusione di Fahim.
