“I giovani di oggi non hanno voglia di lavorare”. Questa frase l’hai pronunciata tu o l’hai sentita dire da qualcuno nel corso della tua vita: è inevitabile. Come tutte le generalizzazioni, è sbagliata. Esistono indubbiamente i giovani che non hanno voglia di sacrificarsi ma esistono anche quelli che al lavoro sembrano tenerci oggettivamente troppo.
Questo è il caso di una 22enne spagnola, residente ad Alicante, che pochi giorni fa è finita su tutti i giornali – sebbene il suo nome non sia stato reso pubblico per rispetto della sua privacy – per essere stata licenziata. La sua 'colpa'? Arrivare troppo “presto” al lavoro. Andando oltre il titolo e spiegando meglio la questione, ci si accorge che – ovviamente – non è successo una sola volta e che non ha perso il lavoro senza ‘avvertimenti’ da parte dei suoi superiori.
La ragazza lavorava per una ditta che si occupa di logistica e consegne nella provincia di Alicante. Da contratto, il suo turno ha inizio alle 7:30 ma molto spesso la 22enne si recava in ufficio anche alle 6:45, dunque tre quarti d’ora prima del previsto. Nel 2023, la sua compagnia le ha ricordato più volte che non era consentito presentarsi con tanto anticipo. I suoi superiori hanno fatto richiami verbali e scritti, che la giovane ha ignorato. Tra fine 2023 e fine 2025, la ragazza è arrivata in anticipo al lavoro per 19 volte. Dalle analisi informatiche, è emerso che abbia provato a ‘timbrare’ il cartellino in anticipo, pur consapevole che il suo turno sarebbe iniziato alle 7:30.
Licenziata per essere arrivata troppo spesso in anticipo al lavoro
Dopo la diciannovesima volta in cui si è presentata in azienda con così tanto anticipo, i manager hanno deciso di licenziarla. Lei ha subito fatto ricorso, affermando che il provvedimento era “ingiustificato”. Chiaramente la Corte ha sentito anche i dirigenti dell’azienda, che hanno affermato che il comportamento della giovane “creava ostacoli” al flusso di lavoro.
In assenza dei colleghi, era impossibile assegnarle compiti. Una sua collega ha aggiunto che il comportamento della 22enne “influenzava negativamente il coordinamento del team”. Lei ha ribattuto dicendo che il suo carico di lavoro era “eccessivo” e aveva bisogno di iniziare in anticipo. Durante le indagini, è emerso perfino che la 22enne si sarebbe appropriata illegittimamente di una batteria usata di un’auto aziendale per rivenderla.

I giudici hanno dato ragione all’azienda, ricordando che la 22enne ha “ripetutamente violato” gli ordini dei dirigenti e questo è classificabile come “mancanza di disciplina”, che può portare al licenziamento immediato in base all’articolo 54 dello Statuto dei Lavoratori spagnolo. Ora la donna può presentare ricordo alla Suprema Corte di Valencia, nella speranza che altri giudici interpretino diversamente il caso. Sui social in molti si sono schierati dalla sua parte: “Insomma, se arrivi tardi il capo si arrabbia, se arrivi presto il capo si arrabbia”, è un commento con diverse decine di ‘Mi piace’. Altri la vedono diversamente: “Dove lavoro io, se arrivi tutti i giorni in anticipo i capi ti fanno una statua, non ti licenziano”.
