Alcune attività quotidiane accomunano ogni singolo essere umano sulla faccia della Terra, a prescindere dall’età, la nazionalità e il credo politico. Mangiare è una di queste. Dato che è un’azione che siamo praticamente costretti a svolgere per sopravvivere, è anche tema di dibattito.
Quante persone vegetariane o vegane discutono con gli onnivori, accusandoli di “crudeltà” verso gli animali? La psicologa italiana Chiara Ballone ha affrontato il tema dell’avversione nei confronti delle scelte alimentari altrui dal punto di vista psicologico. Nello specifico, ha risposto alla domanda: perché ci infastidiscono? Il suo video offre diversi punti di vista interessanti su un tema che, ribadiamo, interessa ognuno di noi per ovvi motivi. “Una spiegazione può darcela la psicologia sociale”, premette.

“Pensiamo ai vegetariani o ai vegani. La loro scelta ci pone di fronte a un giudizio implicito sulle nostre scelte. Lo psicologo sociale Jonathan Haidt ci dice che la moralità non riguarda solo come trattiamo gli altri ma anche come definiamo noi stessi come persone buone. Quindi quando qualcuno sceglie di non mangiare carne per motivi etici, implicitamente sta dicendo che mangiarla non è etico e questo mette in discussione la nostra identità di persone buone”, prosegue l’esperta. Insomma, la reazione di fastidio è una difesa dell’identità morale. Secondo lei, però, c’è anche una minaccia di omogeneità del gruppo coinvolta.
Psicologa spiega perché ci danno fastidio le scelte alimentari altrui
“La psicologia sociale – aggiunge – ci conferma che i gruppi tendono a preferire l’omogeneità, ossia la somiglianza, perché rafforza la coesione e riduce i conflitti. Dunque le differenze simboliche, come ad esempio le differenze alimentari, anche se sembrano apparentemente banali, possono essere percepite come una minaccia all’identità condivisa, creando un attrito e innescando meccanismi di esclusione sottile”. A fine video, la psicologa cita lo scrittore Michael Pollan, autore di numerosi libri, tra cui “In difesa del cibo”, che è uno dei suoi preferiti in assoluto. Pollan affermava che mangiare non è solo un atto biologico ma anche un atto politico, economico ed ecologico.
“Quando qualcuno fa una scelta, ci ricorda che anche la nostra scelta ha queste dimensioni, che forse preferiamo evitare. Quindi non è il vegetarianesimo in sé ma è ciò che rappresenta: la possibilità che le nostre abitudini non siano semplici abitudini ma scelte morali di cui dovremmo renderci conto. Forse è difficile accettare le scelte alimentari altrui quando la nostra identità dipende dal non vedere cosa implicano le nostre”, conclude.
Oggettivamente parlando, è un tema spinoso. Ci sono persone che hanno tatuaggi con riferimenti al veganismo (che ci tengono a farlo sapere a tutti) e altre che al ristorante ordinano discretamente piatti senza carne senza avvisare gli altri commensali delle proprie scelte alimentari. Alcuni vegetariani provano in tutti i modi a persuadere persone ad imitarli, altri rispettano le libertà altrui e preferiscono parlare d'altro. Rimane interessante capire perché gli onnivori si sentono ‘attaccati’ nel profondo quando qualcuno confessa loro di non mangiare carne (e talvolta neppure i derivati animali).
