4 frasi che non dovresti mai dire ai tuoi figli, nemmeno da adulti

Ci sono almeno 4 frasi che non dovresti mai dire ai tuoi figli, nemmeno quando ormai sono diventati adulti.

Il rapporto tra genitori e figli è uno dei legami più intensi e complessi che esistano. Durante l’infanzia può essere segnato da incomprensioni, regole e conflitti legati alla crescita. Con il passare degli anni le difficoltà non spariscono, ma cambiano forma, lasciando spazio a distanze emotive, aspettative deluse e dialoghi mancati.

Anche da adulti, infatti, trovare un equilibrio tra affetto, autonomia e rispetto reciproco non è affatto scontato. Proprio per questo il legame genitori-figli continua a essere una sfida costante, capace di evolversi ma anche di mettere alla prova entrambe le parti. Ci sono almeno 4 frasi da non dire mai ai propri figli, né da bambini, né quando ormai sono diventati adulti.

Uno studio pubblicato sul Journal of Experimental Child Psychology ha esposto 90 adolescenti a clip e audio con critiche simili a quelle che muovono i genitori e hanno dimostrato come, determinate parole, dure, dette anche in età infantile, abbiamo causato disturbi dell'umore e pensieri negativi e insistenti dopo determinate frasi.

genitori e figlio
Genitori e figlio

4 frasi che non dovresti mai dire ai tuoi figli per mantenere un buon rapporto

  1. "È colpa tua". Questa frase può venire fuori improvvisamente, specie quando si è in preda alla rabbia, al fastidio o alla stanchezza. Si tratta però di un vero e proprio fardello nel bambino, ma anche nell'adulto. Attribuire la colpa al proprio figlio può fare in modo che abbia l'intera responsabilità della situazione, senza considerare il contesto, le circostanze o il proprio ruolo. Sentendosi ripetere questa frase più volte, il bambino può interiorizzare l'idea di essere fondamentalmente responsabile di problemi, tensioni e persino dell'infelicità altrui. Nel tempo, questo può portare a sentirsi in colpa, con la paura di commettere errori o difficoltà a prendere iniziative. Ad esempio puoi dire: "C'è stato un errore, capiamo insieme cos'è successo" o ancora: "Questa è una situazione difficile, vediamo come risolverla".
  2.  "Faccio tutto per te". Questa frase è spesso pronunciata nei momenti di frustrazione, ma è comunque carica di significato. Può far sentire tuo figlio come un peso, come se dovesse qualcosa in cambio delle cure e delle attenzioni che gli hai dedicato. In età adulta può anche portare a sentimenti di colpa e di obbligo che persistono anche nell'età adulta. Potresti provare a dire: "Mi sento sopraffatto" o semplicemente: "Avrei bisogno del tuo aiuto", l'impatto delle nostre parole può cambiare definitivamente la percezione dei figli.
  3. "Smetti di piangere". Non tutti sanno che piangere rilascia ormoni dello stress nel nostro corpo ed è un modo naturale, normale e sano di esprimere le emozioni. Spesso però è un emozione che si tende a scoraggiare e a soffocare. I bambini, in questo modo, imparano che stai chiedendo loro di reprimere i loro sentimenti e può portare persino a un sovraccarico emotivo, rendendo difficile far in modo che riconoscano le loro emozioni in futuro. Bisognerebbe chiedere loro cosa li sta facendo essere tristi e ammettere che lo si può essere e che è normale in alcune fasi.
  4. "Mi deludi". Queste parole possono avere importanti conseguenze quando vengono pronunciate. Possono lasciare sentimenti profondi nei figli, generando un senso di inutilità spesso difficile da combattere o da superare. Immagina che tuo figli si impegni con tutto se stesso in un progetto, ma poi non riuscendoci dovrà sentirsi quelle parole. Sarebbe come un pugno nello stomaco. Il fallimento fa parte della vita ed è giusto che il bambino lo impari da subito, ma senza sentirsi in colpa.

Una ricerca apparsa su Frontiers in Psychology ha evidenziato, inoltre, come il paragone sociale messo in atto dai genitori, sia in modo diretto sia più sottile con frasi come “c’è chi fa meglio di te”, incida negativamente sull’autostima degli adolescenti. Secondo gli studiosi, i ragazzi tendono a fare proprio questo schema di giudizio, imparando a misurarsi continuamente con gli altri e a considerarsi spesso in maniera penalizzante.

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