Ti sei mai chiesto/a da dove sia la parola "eccetera"? Spesso la leggi abbreviata in "ecc.", oppure "etc" in inglese. Un linguista ha spiegato la sua origine molto curiosa.
"Eccetera eccetera" è una formula che, a un certo punto della vita, hai utilizzato anche tu. Lo hai fatto per "sottintendere" alcuni elementi del testo, scritto o parlato. Spesso l'hai usata per abbreviare un discorso, evitare di ripetere e mantenere alta l'attenzione di chi ti stava ascoltando. Sapevi che, a voler essere precisi, "eccetera eccetera" (la parola ripetuta due volte9 è sbagliato? Prima di spiegare il motivo, scopriamo qual è la sua origine. Chi ha fatto il liceo classico o scientifico probabilmente lo sa già: esatto, viene dal latino. Un content creator spagnolo, linguista e insegnante di latino, registrato come @latinconanton ha spiegato l'origine di questa parola, presente in molte lingue europee, con leggere variazioni. In spagnolo, ad esempio, si dice "etcétera", così come in inglese (accento acuto a parte, chiaramente).

"In latino abbiamo la congiunzione copulativa 'et', che vediamo spesso anche in francese e in italiano e che in spagnolo è 'y'. A questa congiunzione in latino si aggiungeva l'aggettivo 'ceterus', che vuol dire 'restante' o 'il resto'. In questo modo, in una sequenza numerata in latina si poteva vedere la parola 'et cetera', come a dire 'e le cose rimanenti'", spiega l'autore del video. Con il passare degli anni, le lingue neo-latine hanno "aggiornato" questa formula, trasformandola in un'unica parola: "etcétera" in spagnolo, "etcetera" in francese o "eccetera" in italiano. Per esigenze di 'spazio', spesso la abbreviamo: ad esempio in italiano diventa "ecc", in inglese "etc".
Linguista spiega l'etimologia della parola "eccetera"
A fine video, Anton fa una precisazione importante, soprattutto per chi è molto attento al rispetto delle regole grammaticali. "Dopo eccetera, non dovremmo mettere i puntini sospensivi, perché gli elementi rimanenti del discorso sono già impliciti nella parola". Nei commenti, c'è chi fa notare che anche dire "eccetera eccetera", per quanto accettabile, non è grammaticalmente corretto, semplicemente perché non c'è bisogno di ripetere la parola che, ripetiamo, intende già "e tutto il resto". Non a caso, è più frequente sentirla nel parlato piuttosto che nello scritto.
Chiudiamo l'articolo con una curiosità totalmente diversa, legata a una parola latina dall'origine curiosa. In quanti sapevano che "desiderio" viene dal verbo latino desiderium, che è formato dal suffisso de- e da 'sidera', che vuol dire "stelle". In passato, infatti, era normale guardare le stelle in cerca di segni favorevoli - alcuni lo fanno ancora oggi. 'De' indicava la mancanza e 'sidera' le stelle: sintetizzando, 'desiderare' significava avvertire la mancanza di quello che le stelle non indicavano più, "mancanza di stelle". Gradualmente, la parola "desiderio" ha perso il legame con gli astri e si è trasformato in un verbo che indica genericamente l'aspirazione intensa verso qualcosa, qualcuno o un evento particolare per appagare un proprio bisogno fisico o spirituale.
