Anche tu fai parte delle tantissime persone a cui non piace parlare da appena svegli? Non sei solo/a. Ecco cosa dice la psicologia su coloro che hanno bisogno di silenzio assoluto nella prima mezz'ora della mattinata.
"Sveglia! Un altro giorno è iniziato", sono due frasi che a volte sentiamo e che molti detestano. In effetti, dal momento in cui ci alziamo da letto, salvo rarissime eccezioni, inizia una giornata che finirà svariate ore più tardi, quando si farà ritorno nello stesso angolo della casa. Si presuppone che una persona che ha aperto gli occhi ed ha abbandonato il letto sia "pronta" per le sfide quotidiane. Ma è davvero così? Non tutti hanno voglia di parlare da appena svegli e non hanno neppure voglia che venga rivolta loro la parola, salvo urgenze vere e proprie. La psicologia e le neuroscienze del sonno hanno studiato il funzionamento del cervello in tutte le fasi della giornata e, chiaramente, anche in quelle appena successive al risveglio.
Esiste un fenomeno chiamato inerzia del sonno (in inglese sleep inertia) che descrive proprio lo stadio di sonnolenza e funzionamento cognitivo ridotto in cui molte persone si ritrovano nei minuti immediatamente successivi al risveglio. L'inerzia del sonno può influenzare l'attenzione, la memoria e la velocità di reazione nei primi minuti (in casi estremi le prime ore) successivi al risveglio. È emerso che quando il corpo passa dal sonno alla veglia, il cervello non "accende" immediatamente tutte le proprie funzioni. Alcune aree, in particolare quelle legate all'attenzione e alle funzioni 'esecutive' non arrivano al livello completo subito. Possono volerci 15, 30 o più minuti.
Cosa significa se non ti piace parlare appena sveglio
Insomma, fatta questa doverosa promessa, emerge che evitare di parlare appena svegli non sia sinonimo di maleducazione. In alcuni soggetti, i processi cognitivi hanno bisogno di più tempo rispetto ad altri individui per "attivarsi". Il cervello, al contempo, potrebbe dare priorità ad altre funzioni biologiche interne, anziché rispondere a stimoli esterni. Esistono persone che, in generale, sono molto più sensibili di altre ai suoni e questa sensibilità è particolarmente accentuata nei momenti di transizione tra il sonno e il risveglio totale. Alcune persone potrebbero avere bisogno di qualche minuto di silenzio per processare al meglio le emozioni e articolare meglio i pensieri prima di interagire con altri persone.

Questo stato di 'transizione' è particolarmente intenso quando l'individuo è stato svegliato "improvvisamente", magari da un suono rumoroso, oppure si è svegliato e riaddormentato più volte, per aver "rimandato" la sveglia di pochi minuti ed ha 'confuso' il proprio cervello. Insomma, il risveglio è una fase complessa per il cervello umano ed evitare di voler parlare con il prossimo non indica una mancanza di interesse o affetto. La psicologia invita a non interpretarlo sempre come cattivo umore o misantropia, ma piuttosto come una forma di "autoregolazione" o una strategia incosciente di gestire le energie cognitive ed emotive nei primi istanti di una giornata nuova. Basta ammetterlo apertamente e nessuno - fidanzati, coinquilini e conoscenti con cui si condivide una stanza da letto - si offenderà.
