Sei cresciuto/a negli Anni '80 o '90? Secondo la psicologia, il tuo modo di pensare ha una sorta di fallacia. Un insegnamento che molte persone hanno fatto loro, infatti, è oggettivamente errato.
L'epoca storica in cui ci troviamo non è certamente la più rassicurante di sempre. Certo, i progressi della medicina ci permettono di vivere più a lungo e per molti aspetti la nostra vita è più comoda rispetto a inizio millennio. Ma siamo più felici rispetto a 30 o 40 anni fa? Molti direbbero di no. Eppure, secondo studi psicologi da parte di esimi professori, chi è cresciuto negli Anni '80 e '90 ha acquisito una mentalità sbagliata sulla vita. In quei venti anni, infatti, moltissimi bambini e adolescenti sono stati ipnotizzati da film della Disney, racconti infantili e commedie romantiche, quasi tutte con lo stesso finale: "E vissero felici e contenti". Siamo certi che anche tu che stai leggendo l'articolo hai sentito o letto questa frase svariate volte.

Il docente di Harvard Tal Ben-Shahar, esperto di psicologia positiva, ha definito questo 'difetto' con la formula inglese "arrival fallacy", ovvero fallacia dell'arrivo. Cosa vuol dire? Secondo la psicologia, è una credenza "sbagliata" che raggiungere una meta ci assicurerà felicità duratura. I protagonisti di un film Disney si sposano e fanno figli? Vivono "felici e contenti" per il resto della vita. Sbagliato: anche i matrimoni tra due persone che un tempo erano innamoratissime e convintissime di essere anime gemelle finiscono. Trovo un lavoro che mi garantisce un'entrata fissa soddisfacente ogni mese? Ben presto inizierà a sembrarmi monotono, oppure lo stipendio troppo basso.
Il difetto di coloro cresciuti negli Anni '80 e '90, secondo la psicologia
Questa mentalità secondo cui raggiungere un determinato obiettivo ci garantisca felicità eterna è oggettivamente sbagliato. A livello scientifico, nel 99% dei casi, la felicità è uno stato emotivo transitorio. Ok, ma non parliamo solo di amore o di un lavoro stabile. Parliamo di vincere la Lotteria, il sogno del 95% della popolazione mondiale. È emerso che "nella stragrande maggioranza dei casi", dopo pochi mesi dalla vittoria, i livelli di felicità di chi ci è riuscito tornano uguali a prima. Non è un peggioramento vero e proprio: il cervello si è adattato alla nuova normalità e l'eccitazione è passata.
Questo dimostra che "l'attesa del piacere sia essa stessa piacere" è oggettivamente vero e lo stesso accade con la felicità. La felicità raggiunge il picco massimo quando vinciamo la Lotteria, firmiamo il contratto di lavoro ma, si sa, dall'alto si può solo scendere. L'umore sale, poi scende a un certo punto. Ecco perché "vissero felici e contenti" vale solo per le favole e per i cartoni della Disney. Nella vita del 95% della popolazione mondiale, la gioia è effimera e dopo qualche mese da un evento gioioso, il morale torna ai livelli precedenti. La Generazione Z, ovvero coloro nati dopo il 1996, è più 'abituata' all'effimero e sa che più che la meta è importante il percorso. Può essere una delusione? Certo, ma è vero anche il contrario: la felicità passa dopo qualche tempo, ma lo stesso accade all'infelicità.
