Don Alberto Ravagnani non è l'unico ad aver lasciato le vesti di prete: ecco perché i preti non possono sposarsi e da quando questo avviene.
Da pochissimo circola la notizia che il prete influencer don Alberto Ravagnani non è più un sacerdote. Una nota del vicario generale dell'arcidiocesi di Milano ne ha dato l'annuncio, spiegando che una decisione simile, genera sempre tanta sofferenza e che deve diventare un'occasione di preghiera, facendo affidamento al Signore. Al momento non si sa per quale motivo è stata intrapresa questa scelta, ma certamente questo non è l'unico caso. Don Giovanni Gatto di Montebelluna e sacerdote per vent'anni a Tempera in provincia de L'Aquila, ha deciso di sciogliere i voti.
Ha avviato le pratiche circa un anno fa, ma lo ha fatto per un motivo ben preciso. Lo stesso don Gatto ha raccontato di essersi improvvisamente innamorato e di non poter più mettere a tacere un sentimento così forte. Anche Daniele Fregorese, sacerdote di 51 anni per la parrocchia di Spresiano, ha deciso di tornare al mondo laico per poter vivere alla luce del sole un forte amore. Viene da sé chiedersi: perché i preti non possono sposarsi? Da quando non è possibile?
Perché i preti non possono sposarsi e da quando? Non è un divieto solo di 'fede'
Nella Chiesa cattolica di rito latino i preti non si sposano per una scelta disciplinare, ma non è un dogma che lega il sacerdozio al celibato per motivi teologici o anche solo pratici e storici. In pratica, non si tratta di un divieto di "fede", ma una legge della Chiesa. Sappiamo che il celibato è una norma di diritto ecclesiastico, non un comando diretto di Gesù. Per questo, in teoria, potrebbe essere cambiata perché non è un "diritto divino". Il Codice di Diritto Canonico oggi prevede che, nella Chiesa latina, il prete assuma pubblicamente l'obbligo del celibato prima del diaconato.

Non è, però, sempre stato così. Precedentemente i preti potevano sposarsi, ma poi ci si è resi conto che chi non aveva una famiglia o una moglie poteva dedicarsi con maggiore attenzione, spazio e tempo al suo compito. Aveva, quindi, più tempo libero per svolgere la sua cura pastorale, oltre che maggiore mobilità per essere "padre" di una comunità più ampia e quindi spostarsi con più facilità. Dal punto di vista spirituale e teologico equivale all'imitazione di Gesù che ha vissuto celibe come scelta per il "regno dei cieli" di cui parla nel Vangelo. Ma come si è arrivati all'obbligo?
Nei primi secoli esistevano anche preti sposati, ma si chiedeva comunque loro continenza (astenersi, ad esempio, dai rapporti coniugali) dopo l'ordinazione. A partire dal IV secolo con concili come Elvira e Cartagine, in Occidente inizia ad affermarsi sempre più l'idea che i chierici vescovi e preti debbano vivere in continenza. La disciplina viene poi irrigidita fino a permettere l'ordinazione solo di celibi con il Concilio Lateranense del 1139. In seguito, con il Concilio di Trento nel XVI secolo, si ribadisce il valore del celibato e la formazione di seminari proprio di candidati celibi. In quel periodo si è fissato il modello attuale della Chiesa latina.
