Docente sull'uso dell'intelligenza artificiale: "Il peggior rischio per i giovani"

Una docente e filosofa dell'Università della California ha parlato del peggior rischio per i giovani in merito all'uso dell'intelligenza artificiale.

Sempre più aziende nel mondo del lavoro stanno scegliendo di usare strumenti basati sull'intelligenza artificiale. Queste nuove tecnologie stanno cambiando il modo di lavorare, rendendo le attività molto più semplici e veloci. Uno strumento che nasce principalmente per affrontare problemi complessi, più difficili da gestire con le sole capacità umane.

Oggi, però, viene usata anche per attività più semplici che tante persone potrebbero svolgere anche da sole. Questo tipo di uso, sempre più diffuso, sta cambiando il rapporto tra lavoratori e competenze. Se da un lato apre verso nuove possibilità, dall'altro non mancano i rischi. A parlarne è la docente dell'Università della California Anastasia Berg.

Docente svela il peggior rischio per i giovani dato dall'uso dell'Intelligenza Artificiale

Secondo Berg, l'intelligenza artificiale, da un lato, può aumentare la produttività, ma dall'altro può portare ad un effetto collaterale molto preoccupante. I lavoratori, soprattutto i giovani, possono perdere le loro principali competenze. Chi si affida in modo costante a questi strumenti tende a usare sempre meno le proprie capacità, fino a indebolirle. Nel podcast intitolato The Philosopher, Berg ha spiegato che esistono molti fenomeni in merito all'atrofia delle competenze.

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Persona al computer-Forumagricolturasociale.it

Spesso si parla di come si acquisisce una capacità, ma si dimentica che per mantenerla è essenziale esercizio e impegno costante. Quando una tecnologia svolge al posto nostro parti fondamentali del lavoro, il rischio è proprio quello di smettere di allenare la mente e perdere tutto il lavoro fatto precedentemente. La docente, inoltre, sostiene apertamente che questo problema riguarda prevalentemente i lavoratori più giovani. Molti di loro mostrano meno interesse nel sviluppare nuove competenze e anche nella creatività o nel pensiero critico.

Tutto questo perché sanno di poter proprio sull'intelligenza artificiale. Il fenomeno non tocca solo materie umanistiche o le scienze sociali, ma anche chi lavora con i numeri o nel settore tecnologico. Berg fa un esempio chiaro Un giovane programmatore rischia di diventare dipendente di questi strumenti e di non riuscire più a lavorare senza. Insomma, la tecnologia smette di essere un aiuto e diventa una necessità. Un programmatore esperto, invece, riesce a distinguere le due cose e usa l'intelligenza artificiale realmente come supporto, senza perdere la propria abilità. Il problema, per la docente è che l'intelligenza artificiale non automatizza solo determinati compiti, ma gli stessi processi attraverso i quali sviluppiamo le nostre competenze umane.

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