Perché tutti amiamo annusare i vecchi libri? C'è una spiegazione scientifica

Annusare vecchi libri non è solo un atto intellettuale, ma un'esperienza sensoriale di cui molti non riescono a fare a meno. Appena varcano la soglia di una biblioteca, in tanti vengono travolti da un'aria densa, calda e quasi dolce. Alcuni, istintivamente, prendono un volume ingiallito e lo aprono solo per inalare profondamente tra le sue pagine.

Non è un caso e non si è "strani" se si fa qualcosa del genere. Questa attrazione fatale verso l'odore dei libri ha un nome preciso: Bibliosmia. Ma cosa si nasconde dietro questa vera e propria dipendenza olfattiva? La risposta risiede nella scienza e - in particolare - nella chimica. Per capire questo fenomeno, bisogna guardare alla composizione fisica dei libri. Prima della rivoluzione industriale del 1845, la carta veniva prodotta principalmente con stracci di cotone e lino. Questi materiali contengono molta cellulosa, un polimero naturale stabile che sfida i decenni senza alterarsi molto.

Tuttavia, i libri che si amano annusare al giorno d'oggi contengono spesso un ingrediente segreto: la lignina. Questa sostanza è un polimero organico presente nel legno che conferisce rigidità agli alberi. Quando la carta invecchia, la lignina inizia a degradarsi a causa dell'ossidazione. Mentre la carta ingiallisce, rilascia nell'aria una serie di Composti Organici Volatili (VOC). Tra questi troviamo la vanillina, la stessa molecola che dona il profumo alla vaniglia. Insieme ad essa emergono tracce di benzaldeide, che ricorda l'odore delle mandorle amare, e l'etilbenzene, che emana note dolciastre. Questo "cocktail chimico" interagisce con gli inchiostri da stampa, le colle viniliche o di origine animale e il tempo. Il risultato è un aroma complesso che il nostro cervello cataloga immediatamente come "confortante".

Dalla chimica al psicologia: perché il cervello umano associa la carta dei vecchi libri alla felicità

La scienza molecolare spiega come si forma l'odore, ma la psicologia spiega perché emoziona così tanto. Il nostro sistema olfattivo ha una linea diretta con il sistema limbico. Questa è la parte del cervello che gestisce le emozioni e i ricordi più profondi. A differenza della vista, l'olfatto non viene filtrato dal pensiero razionale. Quando le particelle di vanillina colpiscono i recettori, il cervello attiva un cortocircuito nostalgico. Per molti, quel profumo richiama l'infanzia. L'odore del libro diventa un ancoraggio emotivo fortissimo.

Vecchi libri
Cosa significa amare annusare i vecchi libri secondo la scienza e la psicologia - forumagricolturasociale.it

Ogni libro antico possiede poi un odore unico. Un volume conservato in una soffitta umida avrà note di terra e funghi. Un libro custodito in uno studio di un fumatore porterà con sé tracce di tabacco e cuoio. Questo rende l'oggetto "vivo" agli occhi del lettore. Oggi la tecnologia cerca di imitare questa magia. Esistono aziende che producono candele profumate al gusto "vecchia biblioteca". Ma il piacere autentico della bibliosmia resta legato al contatto fisico. Toccare la superficie ruvida della carta acida completa l'esperienza sensoriale. Insomma, leggere un vecchio libro non è solo un'esperienza gratificante per l'intelletto, ma anche per tutti i sensi.

Lascia un commento