Quando si vende un indumento su Vinted il portafogli sorride, ma il dubbio spesso assale molte persone che hanno fatto di questo un vero e proprio lavoro. Bisogna dichiarare questi soldi al Fisco? Ecco tutto ciò che c'è da sapere in merito.
Il mercato dell'usato digitale ha trasformato le case in piccole boutique. Piattaforme come eBay, Wallapop e Vinted dominano in tal senso. Tuttavia, la libertà di vendere online ha incontrato un limite normativo preciso: la Direttiva DAC7. Questa norma europea, recepita dall'Italia con il decreto legislativo n. 32/2023, ha cambiato tutto. L'Agenzia delle Entrate ora riceve automaticamente i dati dai gestori delle piattaforme. Non si tratta di violazione della privacy, ma di trasparenza fiscale contro l'evasione. Il Ministero dell'Economia vuole distinguere chi svuota gli armadi da chi gestisce un vero e proprio business.
In questo scenario, la residenza fiscale è essenziale. Se si opera in uno Stato membro dell'Unione Europea, la piattaforma monitora l'attività. Molti utenti temono che ogni centesimo guadagnato sia tassabile. La realtà è diversa. La legge italiana guarda con favore al consumatore privato che vende beni personali. Se si vende un oggetto usato a un prezzo inferiore a quello di acquisto, non si genera una plusvalenza. Il rischio non è tanto vendere, ma l'omissione involontaria. Molti ignorano che la soglia di allerta scatta molto prima di quanto si immagini. Il confine tra un hobby e un'attività professionale è tracciato da numeri precisi.
Numero di vendite e corrispettivo totale: i due parametri da considerare quando si vende su Vinted
Esistono due paletti fondamentali che fanno scattare la segnalazione automatica al Fisco. Il primo parametro riguarda il numero di vendite. Se si effettuano 30 o più transazioni in un anno solare, il profilo utilizzato diventa "sensibile". Non importa se i prodotti venduti erano da un euro l'uno. Il conteggio è numerico e non ammette deroghe. Il secondo parametro è il corrispettivo totale. Se gli incassi superano i 2.000 euro netti, la segnalazione parte in automatico. Questo limite include spesso anche le spese di spedizione, a meno che non siano gestite direttamente dalla piattaforma.

Cosa succede se si riceve l'email da Vinted o eBay? Niente panico. Ricevere la richiesta di inserire il proprio Codice Fiscale o completare il modulo DAC7 non significa dover pagare le tasse. Significa che lo Stato saprà quanto è stato incassato. Il vero pericolo nasce quando l'attività diventa abituale. Se si comprano oggetti per rivenderli a un prezzo maggiorato, si sta facendo commercio. In questo caso, l'assenza di una Partita IVA può costare carissimo. Le sanzioni per mancata dichiarazione dei redditi sono pesanti e partono da cifre a tre zeri.
Molti venditori nel 2026 stanno commettendo un errore comune. Pensano che dividere le vendite su più app serva a nascondersi. In realtà, lo scambio di informazioni tra Stati UE rende tutto molto più trasparente. Per restare nella legalità senza stress, occorre seguire questi tre consigli pratici. Il primo è monitorare il proprio contatore, ovvero controllare quante vendite si fanno ogni mese. Il secondo è conserva le prove se si vende soprattutto un oggetto costoso. Il terzo è distinguere l'usato dal nuovo: se si vendono solo oggetti personali usati, raramente si dovranno pagare imposte. Insomma, rimanendo sotto le soglie o vendendo solo i propri vecchi vestiti, si può continuare a usare Vinted serenamente. Basta soltanto agire con consapevolezza e tenere d'occhio quei due numeri fatidici: 30 vendite o 2.000 euro.
