Voyager 1, la NASA spegne un altro strumento dopo 49 anni: cosa succede alla sonda

La space exploration vive un momento storico e insieme malinconico: la NASA ha spento un altro strumento scientifico a bordo di Voyager 1, la sonda interstellare lanciata nel 1977 che rappresenta l'oggetto costruito dall'uomo più lontano dalla Terra. Una decisione dolorosa ma necessaria per prolungare la vita della missione, ormai a corto di energia dopo quasi mezzo secolo di viaggio nel cosmo.

Il 17 aprile gli ingegneri del Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, in California, hanno inviato i comandi per disattivare il Low-energy Charged Particles experiment, noto con la sigla LECP. Lo strumento era rimasto operativo, quasi ininterrottamente, per ben 49 anni, raccogliendo dati preziosissimi sulle particelle cariche a bassa energia provenienti dal Sistema Solare e dalla nostra galassia.

Perché la NASA ha spento lo strumento di Voyager 1

Il motivo è puramente energetico. Voyager 1 è alimentata da un generatore termoelettrico a radioisotopi, un dispositivo che converte in elettricità il calore prodotto dal decadimento del plutonio. Ogni anno la sonda perde circa 4 watt di potenza, e dopo quasi 50 anni i margini sono ridotti all'osso. Il team è costretto a spegnere riscaldatori e strumenti uno alla volta, evitando però che le linee del carburante congelino per il freddo dello spazio profondo.

Il campanello d'allarme è suonato il 27 febbraio, durante una manovra di rotazione di routine: i livelli di potenza sono calati inaspettatamente. Qualsiasi ulteriore abbassamento avrebbe attivato il sistema automatico di protezione da sottotensione, con conseguenze imprevedibili e un lungo processo di recupero. Gli ingegneri dovevano agire in anticipo.

«Spegnere uno strumento scientifico non è la scelta preferita da nessuno, ma è la migliore opzione disponibile», ha dichiarato Kareem Badaruddin, Voyager mission manager al JPL. «Voyager 1 ha ancora due strumenti scientifici operativi: uno che ascolta le onde di plasma e uno che misura i campi magnetici. Funzionano ancora benissimo».

Un viaggio lungo 15 miliardi di miglia

Per avere un'idea delle distanze in gioco nella moderna esplorazione spaziale, basti pensare che Voyager 1 si trova a oltre 15 miliardi di miglia (25 miliardi di chilometri) dalla Terra. I comandi per lo spegnimento hanno impiegato circa 23 ore per raggiungere la sonda, mentre la procedura stessa ha richiesto tre ore e un quarto per essere completata.

Una piccola parte dell'LECP rimarrà comunque attiva: un motorino che fa ruotare il sensore in cerchio per scansionare in tutte le direzioni. Consuma appena 0,5 watt e mantenerlo acceso offre la possibilità concreta di riaccendere l'intero strumento in futuro, qualora si riuscisse a recuperare energia sufficiente.

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La decisione non è stata improvvisata. Anni fa i team scientifici e ingegneristici si sono seduti insieme stabilendo l'ordine preciso con cui disattivare i componenti delle sonde. Dei 10 set identici di strumenti che ciascuna Voyager trasportava al lancio, sette sono già stati spenti. Sulla gemella Voyager 2 lo stesso LECP era stato disattivato nel marzo 2025.

Cosa ha scoperto l’LECP nello spazio interstellare

Lo strumento ha fornito informazioni fondamentali sulla struttura del mezzo interstellare, quella regione oltre l'eliosfera che nessun'altra missione umana ha mai raggiunto. Tra i suoi contributi principali:

  • Rilevamento dei fronti di pressione nello spazio oltre il Sistema Solare
  • Mappatura delle regioni con diverse densità di particelle
  • Misurazione di ioni, elettroni e raggi cosmici galattici
  • Conferma del passaggio dell'eliopausa, avvenuto il 25 agosto 2012

Il piano “Big Bang” per salvare le Voyager

Gli ingegneri stimano che lo spegnimento dell'LECP garantirà a Voyager 1 circa un anno di respiro operativo. Tempo che sarà utilizzato per mettere a punto una soluzione più ambiziosa, già ribattezzata "Big Bang". Si tratta di sostituire in blocco un gruppo di dispositivi alimentati, spegnendone alcuni e rimpiazzandoli con alternative a basso consumo, in modo da mantenere la sonda abbastanza calda da continuare a raccogliere dati scientifici.

La strategia prevede due fasi distinte:

  • Test iniziale su Voyager 2 tra maggio e giugno 2026, essendo più vicina e con qualche watt in più disponibile
  • Applicazione su Voyager 1 non prima di luglio 2026, solo in caso di successo del primo intervento

Se il "Big Bang" funzionerà, esiste persino la possibilità di riaccendere l'LECP di Voyager 1, riportando in vita uno strumento che ha scritto la storia dell'astrofisica moderna. Nel frattempo le due sonde restano le uniche testimoni umane del mondo oltre la bolla solare, ambasciatrici silenziose di un'epoca pionieristica della space exploration che continua a stupire a distanza di quasi cinquant'anni dal lancio.