A 373 metri sul Luberon c'è un villaggio di capanne in pietra senza malta

Aggrappato a uno sperone roccioso del Luberon, Gordes domina la pianura provenzale dall'alto dei suoi 373 metri di altitudine. Ai suoi piedi, in una conca silenziosa, si nasconde un insieme di costruzioni che continua a sollevare interrogativi: il Village des Bories, un agglomerato di capanne in pietra a secco classificato monumento storico il 17 ottobre 1977. Niente malta, niente cemento, solo pietre incastrate con pazienza per resistere ai secoli.

Le origini contadine delle bories

La storia di queste costruzioni affonda le radici tra il XVII e il XVIII secolo, quando la Provenza, segnata dalla fame, cercava nuove terre da coltivare. I contadini estraevano la pietra dal suolo a colpi di zappa, accumulandola in mucchi chiamati clapas ai margini dei campi. Quelle stesse pietre venivano poi riutilizzate per innalzare muri, recinti, terrazzamenti detti restanques per addomesticare i pendii, e infine queste curiose cabanes che oggi chiamiamo bories.

All'interno, la vita si organizzava al ritmo delle stagioni. D'inverno fungevano da ovili per le greggi, in altre stagioni da granai per gli attrezzi agricoli, da rifugi temporanei per il vignaiolo o per chi si occupava dei mandorli in fiore. A volte diventavano riparo improvvisato per chi era sorpreso dalla pioggia, o nascondiglio per i giochi dei bambini nel fresco silenzioso dei muri spessi.

Gordes Capanne Pietra

L’arte della pietra a secco

Costruire una borie richiedeva una conoscenza tramandata oralmente, di padre in figlio, senza disegni né manuali. Si parte da una base larga e solida, poi si sale lentamente, pietra dopo pietra, ciascuna calzata e regolata fino a formare una volta a mensola (encorbellement), tecnica che permette di chiudere il tetto senza bisogno di travi né di malta.

Il gesto è preciso, quasi meditativo. Ogni pietra trovata trova il suo posto: nulla viene scartato. La struttura si adatta al rilievo del terreno, sfrutta la pendenza naturale, resiste al mistral e alle piogge battenti grazie alla sua massa stessa. È un'ecologia istintiva, dove la terra fornisce tutto e dove l'uomo non lascia traccia se non quella delle proprie mani sulla pietra.

Questa sapienza non è scritta da nessuna parte. Si trasmette nei cantieri, osservando i gesti dei più anziani, intuendo come una pietra debba poggiare sull'altra. Oggi alcuni artigiani la stanno riscoprendo, partecipando a laboratori di restauro che cercano di salvare un patrimonio fragile.

Funzioni e quotidianità nel villaggio

Il Village des Bories non era abitato in modo permanente, ma rappresentava un complesso agricolo distaccato. Le cabanes più grandi servivano da abitazione stagionale, le più piccole da magazzini, forni o stalle. Alcune presentano persino un piccolo focolare e nicchie scavate nello spessore dei muri per riporre lampade a olio o utensili.

Quando l'etnologo Pierre Viala "riscoprì" il sito nel XX secolo, gli anziani del paese accettarono di guidarlo sul terreno in cambio di un buon pasto e di un bicchiere di vino. Raccontavano gli usi, le superstizioni, gli aneddoti legati a ogni capanna. Come quel pastore che, credendo alle fate della garrigue, lasciava sempre una manciata di erbe sotto la pietra della soglia, «per la felicità del gregge».

Gordes Capanne Pietra

Visitare il sito oggi

Il Village des Bories si raggiunge da Gordes seguendo una stradina stretta che scende verso sud-ovest. Una volta sul posto, ci si trova di fronte a una ventina di costruzioni distribuite su quattro o cinque nuclei distinti, separati da muretti e sentieri lastricati. Tra le strutture visibili:

  • L'abitazione principale con focolare e panche in pietra
  • L'ovile con apertura bassa per proteggere dal vento
  • Il forno per il pane e l'aia per la trebbiatura
  • Il frantoio rudimentale per le olive

La visita richiede circa un'ora se si vuole osservare ogni dettaglio costruttivo. La luce migliore per fotografare le pietre è quella del tardo pomeriggio, quando il sole radente fa emergere ogni asperità della superficie. In estate, l'interno delle cabanes resta sorprendentemente fresco, anche con temperature esterne sopra i 30 gradi: lo spessore dei muri funziona come un climatizzatore naturale. Vale la pena ricordare, prima di mettersi in viaggio verso la Provenza, che una normativa francese in vigore dal 2011 prevede sanzioni fino a 150 euro per chi non rispetta alcune regole locali poco conosciute dai turisti.

Gordes Capanne Pietra

Un patrimonio che continua a parlare

Ciò che colpisce visitando il sito non è soltanto la tecnica, ma la quantità di lavoro accumulato. Ogni borie rappresenta settimane, talvolta mesi di sforzo, moltiplicati per decine di costruzioni e per generazioni di contadini. Si calcola che migliaia di tonnellate di pietra siano state spostate a mano per costruire l'intero complesso.

La fascinazione che queste cabanes esercitano ancora oggi nasce probabilmente da questo: rappresentano un modo di abitare il paesaggio in cui nulla è in contrasto con l'ambiente, in cui la materia trovata sul posto basta a creare un riparo solido, durevole, bello senza intenzione. Non è un caso che anche altrove in Europa i borghi che custodiscono una concentrazione eccezionale di edifici storici in pochi chilometri quadrati esercitino un richiamo simile sui visitatori in cerca di autenticità. Nella campagna di Gordes, sotto il cielo di pietra, le bories restano un invito a rallentare, ad ascoltare la terra e a riscoprire il piacere di un rifugio semplice.