Vaccini obbligatori a scuola: in Francia rischi 2 anni di carcere e 30.000 euro

In Francia, dal gennaio 2018, sono 11 le vaccinazioni obbligatorie per l'iscrizione a scuola dei bambini, contro le 3 previste prima della legge del 30 dicembre 2017. Chi non rispetta l'obbligo rischia, in base al Codice penale, fino a 2 anni di reclusione e 30.000 euro di multa se la salute del minore risulta compromessa. Una scelta che divide, perché ogni iniezione resta giuridicamente un atto sul corpo umano.

Eppure i numeri raccontano un'efficacia difficile da ignorare. Uno studio pubblicato nel 2024 sulla rivista The Lancet stima che, in cinquant'anni, le campagne vaccinali abbiano salvato 154 milioni di bambini sotto i 5 anni nel mondo, riducendo la mortalità infantile del 40%. Nonostante questo, il sospetto verso i vaccini resiste, alimentato da fattori che vanno ben oltre la semplice ignoranza scientifica.

Coperture sotto la soglia raccomandata

Il caso del papillomavirus è emblematico. A dicembre 2023, in Francia, lo schema vaccinale completo contro l'HPV copriva solo il 44,7% delle ragazze sedicenni e il 15,8% dei coetanei maschi. L'Organizzazione mondiale della sanità raccomanda invece una copertura tra l'80 e il 90%. Dove queste soglie vengono raggiunte, i risultati arrivano: in Svezia, il sottotipo HPV-18 è prossimo all'eradicazione tra le giovani donne appartenenti alle classi d'età più ampiamente vaccinate, e anche l'HPV-16 è in forte calo.

Sul morbillo, considerato dall'OMS un virus per cui serve il 95% di copertura per puntare all'eliminazione, le differenze tra Paesi sorprendono. Nel 2022 la Francia era al 90,4%, la Norvegia al 94,5% pur senza obbligo vaccinale, l'Italia all'85,1% nonostante l'obbligo introdotto nel 2017. In Gran Bretagna, nel 2022-2023, solo l'85% circa dei bambini aveva ricevuto due dosi entro i cinque anni, il livello più basso dal 2010-2011, tanto che nel 2024 il governo ha dovuto lanciare una campagna di sensibilizzazione d'urgenza.

Perché la diffidenza non si dissolve

Il barometro 2023 di Santé publique France indica che l'84% degli intervistati nella Francia metropolitana si dichiara favorevole alla vaccinazione in generale. L'adesione resta però più bassa tra chi ha redditi o titoli di studio inferiori, e tende a calare con l'avanzare dell'età. Le ragioni del rifiuto sono molteplici: opinioni personali, timore degli effetti indesiderati, convinzioni religiose, e un fenomeno tipico dei Paesi industrializzati, l'oblio di cosa fossero davvero le grandi epidemie.

C'è poi un nodo di percezione. Il vaccino viene somministrato a una persona sana, di cui si ignora il rischio reale di contagio. Questo rende il rapporto rischio-beneficio molto più sensibile rispetto a un farmaco curativo. La vicenda recente del vaccino contro il chikungunya alla Réunion lo mostra bene: il 26 aprile 2025, dopo tre casi di effetti indesiderati gravi in persone anziane, le autorità sanitarie hanno ritirato gli ultrasessantacinquenni dalla campagna di vaccinazione sull'isola.

Tecnologie diverse, comprensione difficile

Un altro ostacolo è la complessità. I vaccini disponibili oggi usano meccanismi molto diversi tra loro:

Sei favorevole all'obbligo vaccinale per l'iscrizione a scuola?
Sì sempre
Solo per alcuni vaccini
No mai
Non saprei
  • vivi attenuati o inattivati
  • contenenti tutto o parte dell'agente infettivo
  • basati su acidi nucleici, come quelli a mRNA
  • a vettore virale

Spiegare al pubblico come funziona ciascuna categoria richiede una solida cultura scientifica. A questo si aggiunge la frammentazione delle raccomandazioni: alcuni vaccini sono destinati ai neonati, altri agli adolescenti, agli anziani, alle donne in gravidanza, ai viaggiatori o a specifiche categorie professionali. Nel 2024 la Haute Autorité de santé ha pubblicato una presa di posizione intitolata Simplifions les vaccinations !, riconoscendo che la lettura del calendario vaccinale è diventata un problema.

Il sospetto economico e le fake news

Il mercato dei vaccini è redditizio, e questo alimenta l'idea che le case farmaceutiche abbiano interesse a esagerarne l'utilità. La pubblicità non istituzionale rivolta al pubblico è autorizzata solo in via derogatoria, per vaccini inseriti in una lista stabilita per motivi di salute pubblica con decreto del ministro della Salute, su parere della Haute Autorité de santé. I messaggi devono inoltre riportare le indicazioni minime obbligatorie definite da quest'ultima.

Durante la pandemia di Covid-19 è stato dimostrato che l'esposizione a contenuti complottisti sulle Big Pharma aumenta l'esitazione vaccinale e riduce l'intenzione di vaccinarsi. Ecco perché la lotta alla disinformazione sui social viene considerata oggi parte integrante delle politiche di salute pubblica, insieme alla garanzia che la comunicazione istituzionale resti indipendente dai produttori.

Cosa rischia chi falsifica un certificato

La sanzione penale specifica per i genitori che rifiutavano le vaccinazioni obbligatorie è stata abolita il 30 dicembre 2017, ma resta applicabile l'articolo del Codice penale sulla sottrazione agli obblighi legali verso il figlio minore. Per gli operatori sanitari l'obbligo Covid-19, introdotto con la legge del 5 agosto 2021 e revocato nel 2023, prevedeva multe e, in caso di recidiva, anche il carcere. Falsificare un certificato vaccinale o un certificato medico di controindicazione resta punito secondo l'articolo 441-1 del Codice penale, con 3 anni di reclusione e 45.000 euro di multa.

Le strategie nazionali in Europa restano molto eterogenee. Nel 2023, 13 Paesi dell'Unione europea non rendevano obbligatorio alcun vaccino. La Gran Bretagna, primo Paese ad aver introdotto l'obbligo antivaiolo nel 1853, oggi si limita a raccomandare. Il Belgio e la Germania hanno una sola vaccinazione obbligatoria. L'Italia ne ha 10, la Lettonia 15. La copertura effettiva, però, dipende più dalla qualità dell'informazione e dalla fiducia nei professionisti sanitari che dal regime giuridico.