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Tra le calli trafficate del sestiere di Cannaregio, a due passi dalla stazione di Santa Lucia e a metà strada dal ponte di Rialto, c'è un edificio che non passa inosservato. Ma non è una chiesa, né un museo, né tantomeno un teatro. Eppure, il suo nome – inciso su una lastra di marmo sopra l’ingresso – racconta un’altra storia: Teatro Italia. Non è un teatro, oggettivamente parlando: da diversi anni è un supermercato Despar, tra i più sorprendenti d’Italia.
I veneziani lo sanno bene, nel resto d'Italia è un aneddoto meno conosciuto. L'informazione è tornata virale grazie a Aurora Salvador, content creator italiana appassionata di viaggi, che ha pubblicato un video sui social mostrando gli interni spettacolari di questo luogo unico. “Lo so che spesso vi mostro spiagge e paesini caraibici, ma questo posto a Venezia meritava”, ha detto nel suo reel, che in pochi giorni ha raccolto migliaia di visualizzazioni. Il motivo? Un teatro liberty che oggi vende pasta, pomodori e detersivi, ma conserva tutto il fascino di un’epoca passata. "Se passate di qui entrateci, è gratis e mal che vada fate la spesa", conclude.
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Le origini del Teatro Italia
Il Teatro Italia non è il più antico della nostra nazione. Venne costruito nel 1915 su progetto dell’architetto veneziano Giovanni Sardi. La facciata in stile neogotico riprende elementi architettonici del Palazzo Ducale e di Ca’ Foscari, reinterpretati con un linguaggio moderno (all'epoca). A rendere ancora più innovativa l’opera fu l’impiego di materiali allora pionieristici come ferro e cemento armato, che fecero dell’edificio uno dei primi esempi di architettura moderna a Venezia.
L’interno era un tripudio di decorazioni: affreschi liberty (ancora oggi visibili), lampadari in ferro battuto realizzati dal celebre Umberto Bellotto e un imponente affresco centrale di Alessandro Pomi, intitolato “Gloria d’Italia”. La sala principale, con capienza di oltre 1.200 persone, era impreziosita anche dalle opere del friulano Guido Marussig e di altri artisti locali.
L’inaugurazione avvenne il 1° marzo 1916, su una superficie di oltre 1.000 metri quadri. Subito divenne uno dei poli culturali più vivaci della città, ospitando spettacoli teatrali, concerti e poi cinema. Venezia, allora, sperimentava nuove forme di intrattenimento, e il Teatro Italia ne era il simbolo.
Dal cinema all’abbandono
Con l’avvento del cinema sonoro e la diffusione delle sale cinematografiche, anche il Teatro Italia cambiò pelle. Esatto: così come i cinema oggi chiudono per via dello streaming, i teatri sono andati in crisi per via del cinema. Per decenni rimase uno dei punti di riferimento per gli appassionati di cinema, fino a quando, alla fine degli anni Settanta, la gestione passò all’Università Ca’ Foscari. Venne utilizzato come sala congressi e spazio per eventi accademici, ma con il tempo perse centralità e attrattiva.

Il declino fu lento ma inesorabile. Il teatro chiuse, restò inutilizzato per anni e conobbe il rischio concreto del degrado. Le decorazioni iniziarono a deteriorarsi, le strutture si indebolirono. Un luogo che un tempo era stato simbolo di modernità era ormai ridotto a un guscio vuoto.
La rinascita (inaspettata) come supermercato
Negli anni Novanta, l’edificio passò a proprietà privata. Solo nel 2016 iniziò una nuova fase grazie all’intervento della Aspiag Service, società che gestisce i punti vendita Despar nel Nordest italiano. In collaborazione con la Soprintendenza ai beni culturali, venne avviato un restauro conservativo dal valore di oltre 2,5 milioni di euro – alcune fonti parlano anche di 4,5 milioni – con l’obiettivo di restituire dignità al luogo, integrando la funzione commerciale con la tutela artistica.
Le scaffalature sono basse e in legno, appositamente progettate per non coprire gli affreschi. Le luci sono studiate per esaltare le decorazioni, mentre ogni elemento moderno è stato inserito con attenzione per rispettare l’identità originaria. Il risultato? Un supermercato che sembra un museo. O viceversa.
Da allora, il Despar di Cannaregio viene spesso descritto come il “supermercato più bello d’Italia”. Una definizione che, per chi varca quella soglia, non suona affatto esagerata.
Tra polemiche, memoria e modernità
La trasformazione del Teatro Italia in supermercato ha diviso l’opinione pubblica. C’è chi accusa l’intervento di rappresentare l’ennesima “mercificazione del patrimonio culturale” e chi, al contrario, lo considera un modello virtuoso di riuso architettonico. Di fatto, senza l’intervento del privato, l’edificio rischiava di scomparire. Può non piacere, ma almeno non è fatiscente.
Nel 2019, la visita di Hillary Clinton durante una mostra d’arte contemporanea ha riportato l’attenzione sul valore simbolico di questo luogo. Anche da supermercato, il Teatro Italia riesce ancora a ospitare momenti culturali, eventi e mostre, dimostrando che la memoria può convivere con il commercio se c’è rispetto per la storia.
