Si dice che per conoscere davvero una lingua bisogna impararne le espressioni idiomatiche. Sia per capire il discorso di un madrelingua che per impressionarne uno. Anche le lingue simili tra loro come italiano e spagnolo hanno espressioni idiomatiche totalmente diverse.
In spagnolo castellano, ad esempio, si dice “estar como un tren” (“stare come un treno”) per indicare una persona che ha un aspetto esteriore particolarmente gradevole. Oppure “no estar catolico” per indicare uno stato di salute cagionevole: chi ha preso l’influenza spesso dice che “non sta cattolico” in spagnolo. Nessuna delle due espressioni idiomatiche sopra citate, tradotta letteralmente, ha senso in italiano. Altre, però, sono formate dagli stessi significanti e hanno lo stesso significato.
"La pecora nera" e non solo
Una di queste è “essere la pecora nera” del gregge. Oggi le attribuiamo il significato di “persona estranea” in un gruppo. Chi avverte poca affinità tra sé e i propri familiari, ad esempio, si autodefinisce “la pecora nera della famiglia”. Esiste anche l’espressione idiomatica “mosca bianca”, che tuttavia ha una connotazione più positiva, quantomeno di spiccata rarità. Ma come nasce quest’espressione così diffusa nell’italiano e nello spagnolo moderni? Si sa, un tempo l’allevamento era una fonte di reddito fondamentale per il popolo, mentre dal XIX secolo in avanti è stata scavalcata dall’industria prima e dal mondo dei servizi poi. Le pecore con il mantello nero erano statisticamente più rare e spiccavano sulle altre.
Tuttavia c’è un parametro fondamentale da tenere in considerazione: la lana nera era meno richiesta e aveva un valore commerciale inferiore rispetto a quella bianca. A differenza di quest’ultima, inoltre, non poteva essere colorata. Insomma, era quasi inutile e, per questo, gli allevatori dell’epoca speravano di vedere nascere esclusivamente pecore dal mantello bianco. Inoltre, fino a pochi secoli fa c’era la convinzione assoluta che il nero fosse il colore della sfortuna e del male, un’altra caratteristica che non faceva apprezzare le pecore nate con tale aspetto. Negli ultimi decenni, tuttavia, “pecora nera” ha gradualmente ottenuto una connotazione più positiva.

Altre due espressioni idiomatiche molto usate con al centro gli animali hanno origini curiose. “Menare il can per l’aia” significa “girare attorno” a una questione, senza mai arrivare al punto. È un’espressione, come intuibile, dell’italiano antico. “Menare” è il verbo che si usava in passato per “condurre”, mentre “aia” è il cortile della fattoria. Insomma, far girare un cane a vuoto in un ‘recinto’, senza mai giungere a destinazione. Infine, perché si dice “cani e porci”? La chiave sta nel contrasto tra i due animali: il cane, storicamente amico dell’uomo, e il maiale, animale sgradito ai più. L’accostamento di due animali così diversi indica per l’appunto un insieme di gente di ogni tipo, senta distinzione o selezione, dunque una folla indistinta e disomogenea.
