L'inglese è la lingua franca per eccellenza, quella con cui - almeno in Europa - riusciamo a comunicare quasi con chiunque. È anche utile per leggere informazioni preziose disponibili sul web che talvolta non sono tradotte in italiano. Per migliorarlo basta un po' di pratica, iniziando dalle parole che confondiamo con altre italiane dal significato diverso.
La content creator e insegnante d'inglese @aliceingleseielts ha indicato le 10 parole inglesi che, secondo lei, gli italiani sbagliano più spesso a tradurre. La lista non è perfettamente ordinata: il suo video inizia con la decima, ovvero "pretend", che non significa "pretendere" ma "fingere", "fare finta". Altra parola la cui traduzione sembra ovvia è "actually": tuttavia, non significa "attualmente" ma "in realtà"; "attualmente" si traduce come "currently".
Al settimo posto mette una parola su cui oggettivamente poche persone fanno confusione. "Magazine" non vuol dire "magazzino" (una delle tante traduzioni è "warehouse") ma "rivista". Al sesto posto mette "sensible", che non vuol dire "sensibile" (la traduzione corretta è "sensitive") ma "ragionevole", "sensato". Altro termine che può creare confusione è "stamp": non significa "stampare" o "stampa" ma "francobollo". Per indicare il verbo "stampare", l'opzione più comune è "print". Al terzo posto un altro grande classico: "eventually" non significa "eventualmente" ma "alla fine", "finalmente".
Le 10 parole inglesi che gli italiani sbagliano più spesso
Ultime quattro: "factory" non vuol dire "fattoria" (si dice "farm") ma "fabbrica". Anche "argument" mette in difficoltà gli italiani: non è la versione inglese di "argomento" (parola dalle varie traduzioni possibili, la più comune delle quali è certamente "topic") ma "litigio". Vuoi dire che sei "annoiato"? È sbagliato tradurlo con "annoyed": dovresti dire "bored", l'altra parola è traducibile come "infastidito". Al primo posto, la docente mette "symphatetic", che non vuol dire "simpatico", bensì "comprensivo", che capisce i problemi degli altri.

Nei commenti, è nato un costruttivo dibattito su altri termini simili. Uno degli esempi più citati dai follower della docente è "terrific", che non vuol dire "terrificante" ma "stupendo"; oppure "confident", che non è "confidente" ma "fiducioso".
E ancora: "library" non è libreria ma biblioteca, dunque qualcosa di simile ma non uguale. Un termine molto comune che manda in confusione i principianti è "parent", sia perché è quasi identico a "parente", sia perché è comunque attinente: ad ogni modo, vuol dire "genitore" nello specifico e non indica parente generico. Sappiamo che anche in italiano è normale parlare di "condom" per riferirsi al preservativo e quella è l'unica traduzione che devi memorizzare: "preservative" vuol dire tutt'altro, dato che indica i conservanti presenti nel cibo. Chiudiamo con altre due parole curiose: "education" non è "educazione" ma istruzione scolastica; "morbid" non è "morbido" ma "macabro".
