I gabinetti pubblici dell'antica Roma non avevano pareti e un oggetto era condiviso

Immagina di entrare in un bagno pubblico e trovare una fila di sedili in pietra, uno accanto all'altro, senza alcuna parete divisoria. Accanto a te, a pochi centimetri, un perfetto sconosciuto. E dopo aver finito, l'unico strumento a disposizione per pulirti è una spugna marina infilata su un bastoncino, la stessa che ha appena usato qualcun altro. Benvenuto nelle foricae, i gabinetti pubblici dell'antica Roma.

Non è un aneddoto marginale. Le foricae erano un elemento centrale della vita urbana romana, presenti in ogni quartiere delle grandi città dell'impero. A Ostia Antica, il porto di Roma, gli archeologi ne hanno trovate a decine, alcune con fino a 20 sedili affiancati in un'unica stanza. Erano costruite sopra un canale d'acqua corrente che trasportava via i rifiuti verso la Cloaca Maxima, il sistema fognario monumentale che ancora oggi attraversa il sottosuolo di Roma.

La spugna condivisa e i rischi

Lo strumento per l'igiene personale si chiamava tersorium (o xylospongium): una spugna di mare fissata all'estremità di un bastone di legno. Dopo l'uso, veniva sciacquata in un canale d'acqua con aceto o acqua salata che scorreva ai piedi dei sedili. Il problema è che non tutti avevano il proprio: nelle foricae pubbliche, la spugna era spesso condivisa tra gli utenti. Le conseguenze sanitarie erano prevedibili. Gli studi di paleoparassitologia condotti sui siti romani hanno trovato alte concentrazioni di uova di parassiti intestinali come Ascaris e Trichuris, responsabili di dissenteria e infezioni croniche.

Ma i parassiti non erano l'unico rischio. I tubi delle fognature ospitavano ratti, ragni, serpenti e, in alcune regioni costiere dell'impero, persino polpi. Gli attacchi dal basso non erano rari, e spiegano un dettaglio curioso: all'ingresso di molte foricae sono stati trovati altarini votivi dedicati alla dea Fortuna, a cui i romani chiedevano protezione prima di sedersi.

Una dea per le fogne

I romani, del resto, avevano divinità per tutto, incluse le fogne. Cloacina, originariamente associata a Venere con l'epiteto di Venus Cloacina ("Venere purificatrice"), era la dea che presiedeva la Cloaca Maxima. Un suo santuario si trovava nel Foro Romano, proprio sopra il punto in cui la grande fogna si immetteva nel Tevere. Non era una divinità minore: la purificazione delle acque era considerata un atto sacro, e il buon funzionamento delle fogne era ritenuto essenziale per la salute pubblica della città.

L'aspetto più sorprendente, però, è che le foricae erano anche luoghi di socializzazione. I romani ci andavano per chiacchierare, scambiarsi notizie e fare affari, un po' come noi usiamo il bar. I sedili erano in marmo levigato, le pareti spesso decorate con affreschi, e alcune strutture avevano persino riscaldamento a pavimento. L'idea di privacy nel bagno, che oggi consideriamo un diritto fondamentale, semplicemente non esisteva.

In Italia, dove la Cloaca Maxima è ancora parzialmente funzionante dopo 2.500 anni e le latrine di Ostia Antica sono tra i siti più visitati del parco archeologico, queste strutture restano una testimonianza concreta di quanto la civiltà romana fosse avanzata nell'ingegneria idraulica. E di quanto fosse poco interessata alla privacy personale. Del resto, per un romano sedersi accanto a un senatore al gabinetto poteva essere un'occasione di carriera. E rifiutare la spugna condivisa sarebbe stato maleducato. In quanti sanno che nell'Antica Roma la settimana era di 8 giorni?