Ingrassare tra i 17 e i 29 anni alza del 70% il rischio di morte prematura

Ingrassare tra i 17 e i 29 anni aumenta del 70% il rischio di morte prematura rispetto a chi mantiene un peso stabile fino ai 60. Lo indica uno studio pubblicato il 10 aprile 2026 su eClinicalMedicine dall'Università di Lund, in Svezia, che ha analizzato i dati di oltre 600.000 persone seguite per decenni attraverso i registri sanitari nazionali.

La ricerca sposta l'attenzione da un parametro statico, il peso in un singolo momento della vita, a una dimensione dinamica: la traiettoria del peso nel tempo. E suggerisce che il momento in cui si prendono i chili conta quanto, se non più, dei chili stessi.

Come è stata misurata la traiettoria del peso

Per essere inclusi nell'analisi, i partecipanti dovevano avere almeno tre misurazioni del peso registrate nell'arco della vita adulta: durante le prime visite di gravidanza, alla leva militare o nel corso di studi clinici. Nel periodo osservato sono decedute 86.673 persone di sesso maschile e 29.076 donne.

Una delle forze del lavoro è proprio la qualità dei dati. La maggior parte delle misurazioni è stata effettuata da personale sanitario, non riferita dai partecipanti stessi. Gli studi epidemiologici che si basano sul ricordo del peso passato tendono infatti a sottostimare i valori reali, introducendo errori sistematici.

In media, sia gli uomini sia le donne hanno guadagnato circa 0,4 chilogrammi all'anno tra i 17 e i 60 anni. Chi ingrassava più rapidamente mostrava un rischio maggiore di mortalità per le malattie collegate all'obesità. L'obesità è stata definita come il primo momento in cui l'indice di massa corporea (IMC) raggiungeva o superava il valore di 30 kg/m².

Perché l’età di esordio fa la differenza

Il dato più netto riguarda l'esordio precoce. Chi diventa obeso tra i 17 e i 29 anni accumula decenni di esposizione agli effetti biologici del peso in eccesso prima di arrivare alla mezza età. "Una possibile spiegazione del maggior rischio nelle persone con esordio precoce di obesità è il periodo più lungo di esposizione agli effetti biologici del peso in eccesso", spiega Huyen Le, dottoranda all'Università di Lund e prima autrice dello studio.

Il grasso viscerale, in particolare, agisce come un organo endocrino attivo: produce molecole infiammatorie, altera il metabolismo del glucosio e favorisce l'ipertensione. Più a lungo questi processi restano attivi, più profonde diventano le conseguenze su cuore, fegato e vasi sanguigni. Non a caso, interventi mirati sullo stile di vita possono fare la differenza: recenti ricerche mostrano come anche una semplice camminata in determinati momenti della giornata possa abbassare la glicemia per 24 ore, riducendo l'impatto metabolico dell'eccesso di peso.

L’eccezione dei tumori femminili

Un risultato ha spiazzato i ricercatori: nelle donne, il rischio di mortalità per cancro appare simile indipendentemente dall'età in cui inizia l'aumento di peso. Se l'esposizione prolungata fosse l'unico meccanismo rilevante, chi ingrassa presto dovrebbe correre un rischio oncologico più alto. Non è così.

"Il fatto che non sia così suggerisce che altri meccanismi biologici possano giocare un ruolo nel rischio di cancro e nella sopravvivenza nelle donne", osserva Le. Un'ipotesi riguarda i cambiamenti ormonali legati alla menopausa. La ricercatrice ne parla come di un dilemma dell'uovo e della gallina: le variazioni ormonali potrebbero influenzare il peso, ma il peso stesso potrebbe essere il riflesso di ciò che sta accadendo nel sistema endocrino.

Come leggere l’aumento del 70%

I numeri relativi vanno interpretati con cautela. Un incremento del rischio del 70% significa, in termini assoluti, che se in un gruppo di riferimento muoiono 10 persone su 1.000 in un dato periodo, tra chi ha sviluppato obesità precoce ne muoiono circa 17 su 1.000. La cifra dipende anche dalle variabili considerate e dalla precisione delle misurazioni.

"Non dovremmo fissarci troppo sulle cifre esatte di rischio", afferma Tanja Stocks, professoressa associata di epidemiologia a Lund e coordinatrice della ricerca. "Quello che conta è riconoscere i pattern, e questo studio manda un messaggio importante a chi deve prendere decisioni politiche sulla prevenzione dell'obesità".

Un ambiente che spinge verso il peso

Molti epidemiologi parlano oggi di obesogenic society, una società in cui l'ambiente rende difficili le scelte salutari e favorisce l'accumulo di peso: cibo ultra-processato a basso costo, porzioni sovradimensionate, vita sedentaria, pubblicità alimentare pervasiva. In questo contesto, l'adolescenza e la prima età adulta diventano finestre particolarmente vulnerabili.

  • Misurazioni oggettive su oltre 600.000 persone
  • Finestra temporale osservata: dai 17 ai 60 anni
  • Rischio di morte prematura superiore del 70% per obesità con esordio tra 17 e 29 anni
  • Eccezione: la mortalità oncologica femminile non segue lo stesso gradiente

Il lavoro del gruppo di Lund sposta quindi l'asse della prevenzione: non basta monitorare il peso dei sessantenni, occorre intervenire molto prima, quando la traiettoria sta prendendo forma. È in quegli anni, suggerisce lo studio, che si decide buona parte della salute dei decenni successivi, un'idea che si collega a quanto emerso in altre analisi sulla longevità, dove il vero fattore protettivo non coincide con i parametri che si è soliti considerare.